music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

marissa_nadler_strangersMARISSA NADLER – Strangers
(Sacred Bones / Bella Union, 2016)

Non sono più una novità le tinte seppiate e gli atteggiamenti di ostentata, sensuale raffinatezza quando si tratta di un disco di Marissa Nadler. Al settimo lavoro sulla lunga distanza (“The Sister” è da lei stessa considerato un Ep), la cantautrice bostoniana è ormai una veterana della scena folk statunitense, nella quale si è fatta strada con le sue interpretazioni evocative e le atmosfere polverose, via via sempre più intrise di sognante mistero.

Non mutano le coordinate alla base di “Strangers”, che fin dalla produzione nuovamente affidata a Randall Dunn (Sunn O))), Black Mountain), muove dalle medesime premesse del precedente “July” (2014). Mentre tuttavia quel disco giungeva al termine di un periodo nel quale la Nadler aveva cercato di ritrovare le componenti più essenziali e spettrali del proprio songwriting, spogliandolo via via da alcune tentazioni sintetiche, gli undici brani del nuovo lavoro paiono animati dal tentativo di far convivere diversi aspetti della sua composita personalità artistica, nella medesima misura in cui il ritorno all’intimismo segnato dal predecessore si concilia adesso con uno sguardo più ampio, rivolto al mondo esterno alla sua fedele penombra creativa.

Benché anche in “Strangers” non manchino le abituali caratterizzazioni personali sotto forma di ballate, lo sguardo della Nadler torna a indagare punti più distanti sul proprio orizzonte, le cui sfumature misteriose tornano ad arricchirsi di dinamiche marcate ritrovando anche strutture incrementali nelle quali la mano di Dunn si sente decisamente più di quanto non avvenisse in precedenza (“Hungry Is The Ghost”, “Jamie In Love”). Lo stesso vale per le atmosfere caliginose e dagli acidi accenti retrò della title track e di “Skyscraper”, che fungono da corrispettivo del suadente lirismo folk delle ariose ballate “Divers Of The Dust” e “All The Colors Of The Dark”.

È in questi passaggi, oltre che nelle tonalità sfumate dei tre brani conclusivi, a riconoscersi più che altrove il tocco fascinoso della Nadler, ora più che mai a proprio agio nelle vesti goticheggianti di raffinata musa folk.

http://marissanadler.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 20 maggio 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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