music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

sustainer_medicinaSUSTAINER – Medicina
(Eilean, 2016)

Nell’incessante processo di osmosi tra sperimentazione elettronica e sonorità acustiche, capita sempre più spesso che a queste ultime si avvicinino artisti invece in precedenza completamente dediti alle macchine. L’ultimo in ordine di tempo a compiere il percorso, tanto per smentire i luoghi comuni su musicisti che si limitano a premere i tasti di un computer, è il catalano Alex Alarcón, alias Sustainer, che in “Medicina” raccoglie sette tracce create a partire da strumenti acustici e calando singoli frammenti sonori in contesti ambientali non filtrati dall’elettronica.

Applicando tale approccio a una varietà di materiale raccolto nell’ultimo biennio a partire soprattutto da opere di compositori degli anni Sessanta e Settanta, Alarcón ha confezionato variegate texture analogiche giustapposte in loop più o meno estesi nelle quali le fonti sonore originarie rivivono sotto forma di ambientazioni spettrali, costellate da una sequenza di frammenti in graduale evoluzione, verso saturazioni moderatamente rumorose o, più spesso, nella direzione di vere e proprie aperture orchestrali velate da una opaca patina temporale. Brani quali “Medicina 01” e Medicina 04” rimandano infatti a un approccio “hauntologico”, seppure applicato a contenuti meno risalenti e granulosi rispetto a quelli compilato da Leyland Kirby nei suoi dischi a nome The Caretaker, ulteriormente amplificato nella pièce lirica che funge da elemento portante di “Medicina 06”.

Sull’altro piatto della bilancia creativa di Alarcón permane tuttavia inalterata la sua vocazione ambientale, risultante nelle modulazioni vaporose di “Medicina 02” e nell’oscura densità sintetica di “Medicina 05”, ancora popolata da residui impulsi ritmici depotenziati, come quelli che scuotono appena l’orizzonte nebbioso della conclusiva “Medicina 07”.

Combinando l’estemporaneità di una materia sonora concreta con la consapevole costruzione di sequenze atmosferiche immateriali, nella stessa misura in cui nella sua musica gli elementi di sintesi convivono con quelli acustici, Alarcón ha tracciato in “Medicina” una terza via all’”hauntologia ambientale”, frutto al tempo stesso dell’aspetto fotografico di tale pratica artistica e, soprattutto, di un processo di rielaborazione tanto pronunciato da trasformarne le suggestioni in qualcosa di vivo e distante dalle proprie premesse apparenti.

http://bohrg.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 11 ottobre 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , , , .
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