music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

DIAGRAMS – Dorothy
(Bookshop, 2017)*

Tra tutte le ormai frequenti intersezioni tra musica e poesia, quella la cui manifestazione finale è rappresentata dai nove brani di “Dorothy” presenta premesse e protagonisti tali che meritano davvero di essere raccontate.

Tutto nasce da un semplice rapporto tra un lettore e i versi scritti da poeta; nulla di più normale, se non fosse che il lettore in questione è Sam Genders, da qualche tempo solista sotto l’alias Diagrams, e che ad aver scritto i versi che ne hanno destato la curiosità sia stata la novantenne poetessa americana Dorothy Trogdon. Colpito dalle sue poesie, Genders non si è limitato a rilevarne l’affinità tematica con le canzoni del suo precedente lavoro “Chromatics” (2015), bensì ha cercato un contatto con lei, fino a farle visita sull’isola di Orcas, al largo delle coste dello Stato di Washington, con il cui contesto naturale la Trogdon vive in maniera quasi simbiotica.

Da quell’incontro è nata l’idea di un disco interamente composto dai testi dell’anziana poetessa (sia componimenti che brani scritti per l’occasione), finanziato in parte attraverso una raccolta di fondi in rete e realizzato con la collaborazione, tra gli altri, in qualità di produttore di Mike Lindsay già sodale di Genders nei Tunng.
Lavoro agile (appena ventotto minuti) ed estremamente lieve e arioso negli arrangiamenti, “Dorothy” rende emblematico l’incontro tra mondi espressivi, geografici e anagrafici tra loro distanti, accomunati da un approccio alla scrittura – poetica e musicale – istintivo e visionario, in grado di combinare elementi tradizionali con una creatività in grado di rivestirli ogni volta di accenti e sfumature diverse.

Fuor di metafora, da un lato i riferimenti naturali e mitologici delle poesie della Trogdon e dall’altro le radici folk e l’interesse per l’elettronica di Genders trovano sintesi in otto canzoni e in una breve declamazione poetica finale, formate da un caleidoscopio di tessere in movimento, nel quale zufoli bucolici (“Under The Graphite Sky”) e delicate corde acustiche (“It’s Only Light”) convivono variamente con dinamiche da brillante orchestrina folk (“I Tell Myself”, “Motherboard”) ma anche con vaporose ambientazioni atmosferiche (“Crimson Leaves”).

La mutevolezza del suono rispecchia quella degli elementi naturali e quella delle parole, strumento comunicativo per entrambi gli artisti, il cui incontro – ben lungi dalle scontate considerazioni sulla “strana coppia” – ha dato luogo a una raccolta di poesie in musica che sotto quest’ultimo punto di vista rappresenta quanto di più completo realizzato da Genders come Diagrams, a sua volta un’unione di mondi espressivi che abbraccia folk, arrangiamenti cameristici e dinamiche vivaci, con un lirismo fuori dal comune. Proprio come il connubio artistico tra un musicista indipendente inglese e una poetessa novantenne, tanto in apparenza improbabile quanto nei fatti capace di regalare piccoli gioielli di grazia e spontaneità creativa.

*disco della settimana dall’8 al 14 maggio 2017


http://www.diagramsmusic.co.uk/

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