music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

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JFDR – Brazil
(White Sun, 2017)

Ad appena ventidue anni, Jófríður Ákadóttir può già considerarsi una veterana della musica indipendente, essendosi già cimentata con molte delle sue sfaccettature, dal folk da cameretta del duo Pascal Pinon, condiviso con la sorella Ásthildur fin dai primi anni dell’adolescenza, all’elettronica accattivante dei Samaris, fino a una lunga serie di comparsate e collaborazioni.

Per quella che può ormai ben considerarsi la nuova voce femminile islandese di punta, i tempi sono dunque più che maturi per un’esperienza solista, che assume le vesti ricercate di “Brazil”, lavoro agile ed estremamente sfaccettato, nel quale le diverse anime dell’artista adesso contraddistinta dall’alias-codice fiscale JFDR convivono in un equilibrio ricomposto con modalità ogni volta diverse. Accanto a ciò, il lavoro presenta ulteriori spunti dell’accresciuta consapevolezza creativa della Ákadóttir, sotto il profilo tanto della scrittura quanto dell’interpretazione, nonché soprattutto della varietà delle soluzioni sonore.

Nelle nove canzoni che formano il lavoro vi è ben poco del tropicalismo al quale potrebbe far pensare il titolo, in luogo del quale si ritrova invece un vero e proprio… “carnevale” di suoni e sensazioni, in prevalenza improntate a un fascino nordico al tempo stesso etereo e denso di pathos. In “Brazil” alberga un cuore acustico, pulsante di lirismo e sottile malinconia, che tuttavia si manifestano in una lieve tensione emotiva che innerva sia ballate intrise di obliqua grazia melodica (“White Sun”, “Anew”, “Higher State”), sia passaggi più evocativi e vaporosi, che rinnovano una magia ormai tipica di molte produzioni islandesi (“Instant Patience”, “Anything Goes”), giustificando la sorta di “benedizione” al lavoro esplicitata da parte di Björk.

Non mancano poi episodi nei quali affiora l’eredità dei trascorsi elettronici Ákadóttir, sotto forma delle segmentazioni ritmiche, anche piuttosto marcate, di “Airborne” e della conclusiva “Journey”, che confermano la validità dell’approccio dell’artista islandese a una materia composita e sfuggente. Proprio la continua trasformazione del contesto sonoro si dimostra perfettamente funzionale a far emergere un profilo espressivo che non è semplicemente folk o (art-)pop, acustico o elettronico, bensì rappresenta in maniera personale l’eterogenea complessità di una moderna personalità femminile.

https://www.facebook.com/jfdrcurrent/

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Questa voce è stata pubblicata il 12 maggio 2017 da in recensioni 2017 con tag , , , , , , , , .
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