music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

MOUNT EERIE – Now Only
(P.W. Elverum & Sun, 2018)*

Senza mezzi termini, più che semplicemente un disco struggente, “A Crow Looked At Me” è stato un vero e proprio pugno nello stomaco, impossibile da approcciare secondo meri canoni musicali ed estetici. Lasciando al ricordo commosso quel lavoro e le considerazioni svolte a riguardo, è proprio da lì che Phil Elverum riparte – deve ripartire, in tutti i sensi – per continuare a vivere e a scrivere canzoni. Da lì, dal periodo della pubblicazione di quel disco, partono inevitabilmente i sei densi brani che adesso trovano luogo in “Now Only”, appendice in un certo senso minore ma non per questo meno densa del diario straziante di un periodo della vita di Elverum, chiamato a scriverne nuove pagine, ancora alla luce del ricordo e delle sensazioni indelebili scaturite da quelle precedenti.

Vi è una evidente linea di continuità tra le due opere, a cominciare dal tono ancora rapito e quasi allucinato con il quale Elverum riversa torrenziali racconti a cuore aperto in brani dalla durata corposa (oltre sette minuti in media) e, ovviamente, dalla memoria ancora straordinariamente presente della scomparsa moglie Geneviève. In “Now Only” non c’è, né poteva esserci, il superamento dello strazio umano dell’album precedente, ma vi è, se non altro, la consapevolezza della nuova condizione e, semplicemente, il racconto di una quotidianità che, pur sempre nell’ombra del ricordo, contempla una bambina, la musica e, semplicemente, la vita.

Alla vita si apre Elverum, in particolare tra le righe della title track, raccontando di aver ripreso a suonare, dei dialoghi con altri artisti e persino esorcizzando tutto quello che è stato con una punta di ironia e fatalismo. La musica segue fedelmente il suo percorso umano e lo fa facendo assumere sfumature parzialmente diverse al ricorrente substrato costituito da spigolosi arpeggi acustici, sui quali non mancano ancora schegge narrativi commoventi. L’elettricità statica che apre la lunga “Distortion”, il passo apparentemente noncurante della title track e il più articolato impianto da band di “Earth” sono segnali che tuttavia lasciano ben presto spazio al riemergere di memorie di tagliente introspezione, nuovamente condivise senza filtro alcuno ma soltanto appena velate dal breve passaggio temporale.

Lo stile del racconto di Elverum non muta in maniera significativa, mantenendosi esplicito, diretto e dotato della puntualità descrittiva del diario di un’esistenza, le cui pagine non possono non essere sfogliate in avanti, mantenendo vivo il ricordo e la stessa immagine che, sotto la più riflessiva forma di “Crow, Part 2”, chiude anche “Now Only” metafora e monito di un vissuto la cui percezione può trasformarsi col tempo ma che è ancora lì, un anno dopo.

*disco della settimana dal 12 al 18 marzo 2018

http://www.pwelverumandsun.com/

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