HANGING UP THE MOON – It’s All Here Somewhere
(Self Released, 2018)

Al quarto disco sotto l’alias Hanging Up The Moon, Sean Lam non smentisce la volontà di tornare a colorare di una varietà di sfumature armoniche e strumentali canzoni che scaturiscono pur sempre da una base di intimismo acustico. I dieci brani di “It’s All Here Somewhere” si collocano infatti in piena linea di continuità rispetto al precedente “Immaterial”, anche in quanto frutto della condivisione con altri artisti che a tratti torna a proiettare nella dimensione di una band i suoi delicati diari di ricordi e sensazioni personali.

Eppure, il lavoro trae nuovamente le mosse dalla base espressiva dell’artista di Singapore, il cui soffice timbro vocale si adagia sui semplici arpeggi acustici dell’iniziale “27”, tratteggiando nella successiva “Rain Dance” scenari di un understatement animato da incantata grazia melodica. Il lavoro segue tuttavia un itinerario parzialmente diverso, da un lato coerente con il mood e con le soffuse ambientazioni di Lam (“End Times” e “Game Of Life”, quest’ultima con il pianoforte di Sonicbrat), dall’altro inteso a rivestirne le canzoni di un più robusto impianto da band (“Small Talk”), fino ad arrivare a sorprendenti progressioni psych-prog (“Glass House”, “Dream On”).

A fare da filo conduttore del lavoro, resta tuttavia l’accurato accento posto da Lam sui contenuti melodici dei suoi brani, trasversali alle soluzioni sonore di volta in volta adottate e tali da delineare strutture pop che uniscono un elegante gusto sixties al trasognato intimismo di un autore dalla sensibilità davvero particolare.

http://www.hangingupthemoon.com/

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