music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

THE SAXOPHONES – Songs Of The Saxophones
(Full Time Hobby, 2018)

Dall’autoproduzione sotterranea alla prima uscita con il crisma dell’ufficialità, per un’etichetta indipendente di prim’ordine, non muta in maniera sostanziale il paradigma creativo di The Saxophones, progetto di Alexi Erenkov dapprima condiviso con la moglie Alison e adesso, in occasione dell’album di debutto, ampliato a terzetto con Richard Laws al basso e al vibrafono.

La dimensione di The Saxophones permane infatti quella di una band dall’originaria impronta domestica e dalla sensibilità tanto pronunciata da cogliere ispirazione primaria dalla propria stessa vita quotidiana e dagli episodi di una biografia personale e condivisa che solo ora, dopo circa un decennio di tentativi, Erenkov riesce a tradurre con continuità in canzoni. Sono dieci quelle raccolte nell’album, che della fisionomia band offre una panoramica senz’altro amplificata e più curata dal punto di vista del suono, ma senz’altro coerente con i tratti che l’avevano dapprima rivelata nell’Ep gioiello “If You’re On The Water” (2016). Benché non vi siano più evidenti tracce della bassa fedeltà casalinga dei suoi tre brani, “Songs Of The Saxophones” ne ribadisce tuttavia le atmosfere di incantato intimismo, il gusto ricercatamente demodé e soprattutto la naturale indole riflessiva, che trova corrispondenza nei tempi compassati secondo i quali si dipanano i soffici intrecci creati dalla band.

È ancora il tono agrodolce di Erenkov a guidare le canzoni dell’album sui binari di un’eleganza armonica degna della scrittura confidenziale sixties, i cui tempi sono scanditi da ritmiche serafiche e prolungate sospensioni, che ammantano di un alone sbiadito i suoi placidi spunti introspettivi. La maggior cura della pulizia del suono e di arrangiamenti comunque mai invasivi, che prediligono umbratili accordi in minore, penalizza in qualche misura l’immediatezza empatica di “Songs Of The Saxophones”, tuttavia ben presto compensata dalle ambientazioni carezzevoli delle varie “Aloha”, “Singing Desperately” e “Mysteries Revealed”, tra le altre, piccoli gioielli di un’eleganza fuori dal tempo, che non manca di rivestirsi di soffici velluti sotto forma degli arrangiamenti di fiati di brani quali “Just Give Up” e “Alone Again”.

Il “soul da cameretta” di The Saxophones risulta così tanto arricchito di soluzioni sonore più varie e definite, quanto ancora plasmato da narcolessie di uno slow-core seppiato, applicato a registri espressivi lucidamente retrò, che incorniciano di fascino e lieve pathos la manifestazione poetica di un mondo interiore ormai proiettato ben oltre la sola dimensione casalinga.

http://thesaxophones.com/

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