music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ZHALIH – Inrushes
(Eilean, 2018)*

La labilità del confine tra l’enorme mole di musica gravitante in maniera disordinata sulla “rete” e le produzioni dotate del crisma dell’ufficialità dipende, oggi più che mai, dalla propensione alla ricerca e dalla sensibilità dei responsabili delle etichette discografiche. Non stupisce, dunque, ritrovare sulla francese Eilean la prima pubblicazione ufficiale in formato fisico una musicista che negli ultimi anni aveva intercettato l’interesse di una manciata appassionati, soltanto diffondendo i propri brani tramite piattaforme indipendenti online.

Si tratta di Hannah Zhalih Mickunas, da Portland, i cui frammenti di obliqua grazia vocale e atmosfere evanescenti hanno affascinato, tra gli altri, Mathias Van Eecloo, inducendolo a ospitarne nel catalogo della propria etichetta un nutrito campionario. Tale può infatti definirsi, più che un album in senso proprio, “Inrushes”: diciannove brani, uno solo dei quali supera di poco i tre minuti, catturati in presa diretta nella dimensione casalinga di Zhalih, da lei popolata di sospiri armonici dai contorni resi granulosi dalla cornice lo-fi nella quale sono liberamente dispiegati.

È quasi solo la voce la protagonista degli scarni bozzetti raccolti in “Inrushes”, meri scheletri di canzoni in potenza improvvisate nel corso degli ultimi cinque anni, eppure estremamente definiti nella loro estemporaneità. Benché il lavoro comprenda anche brani dal respiro più ampio e dalle strutture più articolate rispetto a quelle di armonie appena canticchiate (“Peace”, “Sad”, “Nature”, solo per citarne alcuni), la natura di semplici spunti volutamente allegata da Zhalih alle sue creazioni non viene smentita né dalla loro durata, né dalla maggiore compiutezza delle interpretazioni, che ad esempio rende del tutto compiuti anche solo gli ottanta secondi di “Insane”. Anzi, man mano che si succedono le tracce, si manifesta la personalità cantautorale di Zhalih, pur diafana e visionaria; sono gli stessi echi della sua voce, solo saltuariamente interpolati da sparsi tocchi o arpeggi acustici, a definire le atmosfere ovattate di brani non meno caratterizzati da riverberi e ricercate impurità ambientali di quanto non lo siano da tratti armonici dal fascino surreale.

La musica di Zhalih è al tempo stesso canzone e atmosfera, o semplicemente canzoni la cui stessa essenza definisce un’atmosfera. Incentrata sulla voce, ma non esclusivamente sulla stessa ripiegata, lo-fi ma non per questo meno attenta alla dimensione di scrittura e interpretazione, la sua arte si rivolge tanto ai cultori della suadente introspezione delle muse drone-folk quanto a quelli della sperimentazione ambientale. Appare dunque tutt’altro che un caso la collocazione di “Inrushes” nel catalogo di un’etichetta orientata piuttosto a quest’ultima; evanescenti magie disperse nei meandri della rete, che si trasformano nel lavoro di un’artista dalla personalità peculiare, tutta da scoprire.

*disco della settimana dal 6 al 12 agosto 2018

https://www.facebook.com/HannahZhalih/

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3 commenti su “

  1. giadep
    6 agosto 2018

    La seguo da anni, ed apprezzo -moltissimo!
    Ciao Raff, ci siamo persi l’incontro romano.
    Ma eccoci qua!
    G.

    • rraff
      6 agosto 2018

      Anch’io la seguo da tanto (forse me l’hai segnalata proprio tu!) e mi ha fatto molto piacere vederne una pubblicazione “ufficiale”.
      Peccato che non sia più a Roma, ci pensavo giusto stamattina…

      • giadep
        6 agosto 2018

        ti scrivo

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