music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

GREAT LAKE SWIMMERS – The Waves, The Wake
(Nettwerk, 2018)

Al settimo disco in quindici anni di onorata attività, i Great Lake Swimmers di Tony Dekker non sono più un culto per appassionati dell’indie-folk, bensì una realtà artistica pienamente consolidata che pure non cessa di mutare forma, ricercando soluzioni sonore e modalità realizzative sempre diverse. Reduce dal più corposo approccio elettrico e dalla cura da studio che caratterizzavano il precedente “A Forest Of Arms” (2015), nei dodici brani di “The Waves, The Wake” la band canadese inverte quasi del tutto la propria prospettiva creativa, a partire dalla stessa fase di elaborazione delle canzoni, nella quale Dekker ha per la prima volta deliberatamente abbandonato la chitarra acustica.

Si tratta, in fondo, di una conferma dei suoi tentativi di affrancamento dalla sola dimensione folk, tuttavia nell’occasione assistita da un impianto cameristico dal sapore antico, del tutto coerente con la scelta di registrare il lavoro tra le mura di una chiesa anglicana dell’Ontario. Un ensemble di strumenti a corda, percussioni acustiche, fiati, organo e pianoforte ruota intorno alle serafiche armonie vocali di Dekker, che in tale contesto appaiono ancor più soffuse e liquide, al pari degli stessi arrangiamenti, dai contorni prevalentemente sfumati.

Con poche eccezioni (il sapore bluesy di “Alone But Not Alone”, le pronunciate aperture elettriche di “Side Effects” e le progressioni di “Falling Apart” e dell’innodico finale “The Open Sea”), i brani di “The Waves, The Wake” risultano da una combinazione di tocchi lievi e sottilmente trasognati, che spaziano dall’essenzialità di fiati e voce dell’iniziale “The Talking Wind” alle giocose dinamiche di marimba di “Holding Nothing Back”. Al centro, resta sempre il lirismo discreto di Tony Dekker, tratto caratteristico pienamente riconoscibile anche sulle poche note d’organo di “Mouth Of Flames” e anzi esaltato nella peculiare versione cameristica di “Falling Apart”, impreziosita dal pianoforte e dall’arpa di Mary Lattimore.

Passa il tempo, mutano compagni di viaggio e cornici sonore, ma la compiuta maturità di Tony Dekker non manca di regalare incontaminati scorci di una sensibilità di scrittura e interpretazione mai meno che personale e proprio per questo pienamente in grado di trascendere i cliché dell’indie-folk.

http://www.greatlakeswimmers.com/

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