music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

LAURA GIBSON – Goners
(City Slang, 2018)

Dopo aver guardato avanti, con la ripartenza personale di “Empire Builder” (2016), per Laura Gibson è arrivato il momento di guardarsi dentro, esplicitando temi e riflessioni esistenziali, da sempre sottese al suo songwriting in punta di dita, ma non per questo non dotato di forti doti espressive. Vengono dal profondo del vissuto di Laura Gibson le canzoni del suo quinto album “Goners”, ancora una volta scritte in punta di dita e, fin dall’ambivalenza semantica del titolo, frutto della sua abilità letteraria nel dosare con le parole.

Le dieci canzoni che formano il lavoro sono altrettante pagine di un diario, a metà strada tra ricordi e proiezioni al futuro, che si confrontano a vari livelli con il tema degli affetti personali e del distacco. Specularmente, “in between” sono anche i registri sonori dei quali sono rivestite; dopo aver colorato, nell’album precedente, il proprio songwriting di eleganti sfumature pop, in “Goners” Laura Gibson si allontana ancora una volta dalle strutture folk, intraprendendo la ricerca di una varietà di soluzioni di arrangiamento, nuovamente grazie al supporto di un manipolo di musicisti che già avevano collaborato con lei (Dave Depper dei Death Cab For Cutie ai synth, il batterista Dan Hunt e il bassista dei Decemberists Nate Query), ai quali nell’occasione si aggiungono gli arrangiamenti di fiati e archi, curati da Kelly Pratt e Kyleen King, in passato all’opera con artisti del calibro di David Byrne, Father John Misty e Stephen Malkmus.

Il mutevole risultato di tali interazioni genera un puzzle di suoni e sensazioni, tuttavia dotato di una propria coerenza intrinseca, dettata dalle interpretazioni della musicista di Portland, setose e agrodolci, mai sopra le righe, e dalla delicatezza che caratterizza gli arrangiamenti dell’intero lavoro. Che si tratti delle fragili armonie di tastiere e pianoforte dell’iniziale “I Carry Water” e di “Marjory” o degli insistiti dialoghi tra ritmiche e archi di “Domestication” e di “Tenderness”, dei residui cammei folk “Slow Joke Grin” e “Thomas” o ancora degli ampi arrangiamenti orchestrali di “Performers”, “Goners” offre un esaustivo spaccato della maturità creativa di Laura Gibson, oggi non più solo cantautrice dal tocco lieve, ma artista a tutto tondo, capace di veicolare la profondità della propria poetica in una formula che ne riassume le radici folk in una dimensione di misurata eleganza cameristica.

http://www.lauragibsonmusic.com/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 30 ottobre 2018 da in recensioni 2018 con tag , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: