music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ROZI PLAIN – What A Boost
(Memphis Industries, 2019)*

La grande “spinta” riportata nel titolo del quarto album di Rosalind Leyden potrebbe essere interpretata anche come quella impressa dal gruppo di musicisti gravitanti intorno al Willkommen Collective allo sviluppo di linguaggi musicali che del folk traevano soltanto il germe iniziale, in seguito trasportato in direzioni diverse e spesso originali.

Quella di Rozi Plain è sempre stata obliqua e sbarazzina, alimentata dal suo interesse per gli aspetti dinamici dei suoi brani e per soluzioni di arrangiamento creative: si tratta degli stessi elementi che si ritrovano, ulteriormente amplificati, lungo i dieci nuovi brani di “What A Boost”, realizzati con la collaborazione di una lunga serie di musicisti, tra i quali immancabilmente compaiono le sodali femminili del collettivo Rachael Dadd e Kate Stables, con tutti i suoi This Is The Kit, oltre a cantautori di primo piano d’oltreoceano quali Chris Cohen e Sam Amidon.

Non per questo le canzoni di Rozi Plain hanno assunto sfumature “americane”, né tanto meno occhieggiano al gusto “indie”, anzi le loro traiettorie risultano ancor più irregolari e spesso imprevedibili, come dimostrano ad esempio la bizzarra polifonia di “The Gap”, il crescendo elettrico vagamente acido di “Trouble” e le atmosferiche scie sintetiche di “Quiz”.

Ogni brano di “What A Boost” presenta una storia a sé e, spesso, esiti diversi rispetto ai propri spunti iniziali, pur avendo quali comuni denominatori le interpretazioni vocali serafiche e trasognate di Rozi e l’estrema cura delle rifiniture di arrangiamento, pullulanti di una creativa varietà di elementi. Seppur lievemente, risulta tuttavia preponderante l’inevitabile affinità con This Is Kit, che dà luogo a una serie di ballate oblique e dai pregevoli contenuti armonici, quali in particolare “Symmetrical”, “Conditions” e “Swing Shut”, che della band di Kate Stables palesano sia i caratteri delicati che quelli più vibranti.

L’apparente fungibilità delle voci e dello stile delle due musiciste non sminuisce affatto la forza espressiva di “What A Boost”, bensì ribadisce un’affinità naturale, i cui esiti sono tuttavia ancora una volta estremamente vari e stimolanti, coerenti con le origini folk eppure dalle stesse sempre più distanti.

*disco della settimana dal 1° al 7 aprile 2019

http://roziplain.co.uk/

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