music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ANOICE – Ghost In The Clocks
(Ricco, 2019)

Gli eventi susseguiti al terremoto che ha colpito il Giappone nel 2011 sono stati decisivi nella definizione della sensibilità umana e creativa degli Anoice; immediatamente dopo quel periodo, l’ensemble guidato da Takahiro Kido e Yuki Murata aveva licenziato un lavoro di epica solennità orchestrale, “The Black Rain” (2012), dal quale trae immediata discendenza, fin dagli aspetti grafici, il nuovo “Ghost In The Clocks”.
Sono trascorsi quattro anni dal precedente “Into The Shadows“, nel quale più pronunciata si era fatta la vocazione cameristica della band, ormai travalicante di gran lunga i suoi originari tratti post-rock. Proprio da questi due punti fermi tematici ed espressivi, sviluppati parallelamente negli abituali progetti solisti dei componenti della band, muovono i dieci intensissimi brani del lavoro, che si apre con un saggio di limpido pathos cameristico, non a caso intitolato “After The Rain”.

“Ghost In The Clocks” amplifica ulteriormente l’afflato orchestrale degli Anoice, stabilmente affiancati da una sezione d’archi e di fiati, che sublima le ricorrenti tenebre che popolavano i due dischi precedenti in pièce la cui naturale propensione cinematica si sviluppa dapprima nelle emozionali armonie pianistiche di Kido e Murata per poi svolgersi in progressioni e controllati crescendo.
Benché non manchino torbidi accenni ambientali e inquiete vibrazioni d’archi (in particolare nei due brevi interludi “Clockwork Moment” e “Under The Blood Red Sky”), a rappresentare l’essenza del lavoro sono piuttosto la cristallina compunzione cameristica di “Room With Nobody” e “It” e soprattutto le aperture grandiose, ma mai sovrabbondanti, della struggente epica “Heroes” e di quelle inframezzate da dolenti chitarre elettriche lungo i ben dodici minuti di “Rebirth”.

Nei suoni e nei temi ad essi sottostanti, “Ghost In The Clocks” racconta appunto di un passaggio di rinascita, di superamento di tenebre fisiche e figurate, seppure ancora presenti sullo sfondo di un rigoglioso tocco compositivo, la cui maturità supera di slancio i cliché del neoclassicismo e dei retaggi post-rock, riassumendoli in una luminosa dimensione orchestrale.

http://fleursy.com/anoice

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Questa voce è stata pubblicata il 21 agosto 2019 da in recensioni 2019 con tag , , , , , , , .
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