music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

BODUF SONGS – Abyss Versions
(Orindal, 2019)*

Per chi ne ha seguito il percorso artistico a partire dal demo spedito a Kranky e divenuto nel 2005 il primo album omonimo del suo alter-ego Boduf Songs, non sorprende di certo vedere riemergere per la settima volta, dall’ideale antro nel quale prendono forma, le tenebrose emissioni di Mat Sweet. Del resto il musicista inglese continua a seguire una linea creativa estremamente coerente, che album dopo album si arricchisce di sfumature nel songwriting e nella cura delle ambientazioni sonore che, negli anni, ne hanno evidenziato la varietà di interessi per codici espressivi tra loro ben distanti, dall’ambient al metal, da un folk scarnificato a evocazioni di torbida psichedelia.

Accantonate, almeno per il momento, le derive verso una più vibrante impatto sonoro, affacciatesi più di una volta negli ultimi lavori, oltre quattro anni dopo il precendente “Stench Of Exist“, Sweet torna in “Abyss Versions” all’essenza primigenia della sua espressione, confrontando i propri abituali controllati tormenti interiori con una maturità creativa che lo conduce in maniera ancor più evidente nella direzione di narcolettiche confessioni personali, sostenute da essenziali risonanze stillate da corde vibrate in un ambiente granuloso e sempre più popolato da ombre.

Le sette canzoni che insieme a un claustrofobico strumentale formano il nuovo lavoro sembrano appunto provenire da un luogo distante e imperscrutabile, nel quale Sweet scandisce con invariabile compassatezza, mormorii i cui toni gravi assumono contorni di trasognato raccoglimento. Vi è infatti un che di ieratico e ipnotico nelle lente declamazioni a mezza bocca che, insieme a minuti loop e irregolari detriti sonori, aleggiano sui riverberi di note stillate di fosche ballate al rallentatore quali “Gimme Vortex”, “You Are Always On The Edge Of A Precipice” e “Black Nails”. Nella condizione apparente di uno stato liminare di coscienza nel quale si sviluppano i brani di “Abyss Version” vi è tuttavia spazio per più organici spunti armonici, come quelli introdotti dagli eterei vocalizzi di “Sword Weather”, ma anche per nuove manifestazioni delle capacità di Sweet di associare le proprie caratteristiche interpretazioni sui battiti di una drum machine, che rimandano alla sua originaria dimensione casalinga. Su questi ultimi prendono lentamente forma due canzoni vere e proprie, rivestite di accenti visionari (“Unseen Forces And How To Use Them”) e di caratteri spettrali (“In The Glittering Vault, In The Flowery Hiatus”), entrambi sorprendentemente caldi e palpitanti.

In “Abyss Version” si ritrova, dunque, tutta la consolidata estetica che da quasi quindici anni caratterizza le produzioni di Boduf Songs, filtrata dalla maturità di una scrittura che, nonostante il trascorrere del tempo e le mutate condizioni di vita di Matt Sweet (ormai da tempo residente negli Stati Uniti), continua a scandagliare le proprie zone d’ombra, filtrandole attraverso atmosfere stranianti e dense di un pathos ancora una volta proveniente dai recessi più remoti di un animo in perenne, controllato tumulto.

*disco della settimana dal 30 settembre al 6 ottobre 2019

http://www.bodufsongs.com/

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