music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

label spot: EILEAN REC.


Suoni da un mondo possibile

Cento numeri, cento punti a formare un’ideale mappa estesa sui cinque continenti, cento tasselli di un mosaico policromo dedicato alle stagioni. Ma soprattutto un catalogo ricchissimo di stimolanti proposte, che abbracciano elettro-acustica, sperimentazione ambientale e neoclassicismo, presentate in edizioni limitate dalla comune impronta estetica. Tutto questo è stata, con puntuale cadenza mensile nel corso degli ultimi cinque anni, l’esperienza di Eilean Records, etichetta ideata e curata da Mathias Van Eecloo.

Con la fine dell’anno giunge infatti alla preventivata conclusione, coincidente con la pubblicazione del centesimo disco in catalogo, la singolare avventura di Eilean, intrapresa dal musicista francese Mathias Van Eecloo, che nella sua prolifica attività sotto l’alias Monolyth & Cobalt era già stato protagonista di innumerevoli connessioni con altri artisti, parzialmente riassunte nella serie dei quattro ponderosi volumi delle compilation “The Clyde Parker Project Session”, autoprodotte tra il 2009 e il 2011. Non è difficile immaginare che anche a partire da quelle raccolte sia nata l’idea di uno spazio artistico le cui molteplici sfaccettature fossero unite da un filo conduttore sia estetico che di contenuto.

Eilean ha validamente costituito questo spazio, offrendolo ad artisti già consolidati nelle rispettive “scene”, ma anche a nomi meno noti e a vere e proprie scoperte, pescate nel mare magnum della rete e provenienti dai quattro angoli del globo. Le uscite di entrambe le categorie di artisti sono state proposte in edizioni limitate, comprese tra le centoventi e le duecento copie, spesso andate esaurite ancor prima delle loro date di pubblicazione ufficiale.
In un periodo in cui il formato fisico è divenuto oggettivamente residuale, la cura degli aspetti grafici e la stessa limitatezza delle tirature non valgono di per sé soli quali elementi qualificanti di una proposta artistica, Eilean è andata oltre, creando una “comunità diffusa” di musicisti in qualche misura uniti da sottili fili di comunanza espressiva e concettuale, ai quali l’etichetta ha contribuito ad aggiungere l’aspetto fisico e una coerente identità visiva.

Accanto ad Eilean, Mathias Van Eecloo ha poi intrapreso l’ancor più ambizioso progetto IIKKI Books, che alla componente sonora associa dei veri e propri libri fotografici, in uscite alle quali musicisti e artisti visuali hanno lavorato in maniera congiunta. Inoltre, la chiusura di Eilean è da intendersi solo come il completamento di un ciclo, al quale molto presto ne seguirà uno nuovo, già in fase avanzata di realizzazione.


Intervista a Mathias Van Eecloo

Come hai maturato l’idea di trasformare le tante collaborazioni poste in pratica come Monolyth & Cobalt in un’etichetta discografica?
Grazie ai tanti artisti incontrati nel corso della mia attività, avevo già numerosi artisti ai quali proporre di pubblicare sull’etichetta. A questi se ne sono aggiunti molti altri dalla mia libreria musicale. Si è trattato di un’esperienza nuova, che mi ha consentito di creare un mio territorio sonoro, ma questa volta mettendo in luce altri musicisti che apprezzo. Non mi sentivo a mio agio nel farlo solo con i miei lavori, quindi per me è stato facile lavorare dietro le quinte, anche se mi è mancato un po’ dover ridurre le mie sperimentazioni dirette sul suono.

L’obiettivo di cento uscite poteva sembrare ambizioso all’inizio: ora che l’hai raggiunto, puoi spiegare il significato della “mappa” così creata e dove ti ha portato?
L’idea della mappa era quella di creare un mondo personale, un paesaggio immaginario ma connesso con il mondo reale. All’inizio, i cento punti della mappa sono stati scelti a caso e, altrettanto casualmente, vi ho associato dei numeri. Da questi cento punti, con il mio amico che si è occupato di tutta la parte del design abbiamo avuto l’idea di ripartire la mappa in cento quadrati; a ciascuna delle uscite corrisponde un numero e un quadrato di dieci centimetri di lato. Alla fine, se si uniscono tutti i quadrati si ottiene la mappa completa di un metro quadro, ovvero qualcosa di vero e tangibile come risultato di un processo “irreale”: un oggetto, una cartografia dell’etichetta.
Un ulteriore dettaglio a proposito della mappa è l’associazione delle uscite di Eilean alle quattro stagioni, per ognuna delle quali ho scelto un colore (bianco per l’inverno, verde per la primavera, blu per l’estate, giallo-arancio-marrone per l’autunno). Gli artisti coinvolti, a seconda delle date di pubblicazione previste, sono stati invitati a scegliere un numero connesso con la stagione corrispondente. Poiché il risultato finale si sarebbe dovuto presentare come una vera mappa, con i colori del ghiaccio, dell’acqua, dei campi, del deserto e delle montagne. Con l’ultima uscita a dicembre, vedrò finalmente cosa sarà venuto fuori!

Come hai scelto la musica che hai pubblicato?
Soltanto attraverso le mie sensazioni, a seconda di ciò che amavo e mi colpiva e ovviamente degli artisti dei quali mi fidavo, sia già conosciuti che emergenti. Non è stato facile, perché ho ricevuto numerose proposte, ma gran parte delle mie scelte erano già fatte a monte. Tra le cento uscite, solo otto o nove sono scaturite da demo.
Ritieni che averne concentrato le produzioni nel campo della sperimentazione ambientale ed elettro-acustica abbia aiutato a caratterizzare il profilo dell’etichetta?
Sicuramente aver delimitato il campo ha aiutato la definizione del profilo di Eilean, anche se i suoi confini non sono stati particolarmente rigidi. La scelta è stata del tutto naturale, poiché gran parte della musica nella mia libreria personale può essere classificata in quegli ambiti.

In base alla tua esperienza, pensi che questi ambiti si prestino in particolar modo al mantenimento in vita dei formati fisici?
Credo di sì, perché molte produzioni appartenenti a questi ambiti possiedono una varietà di sfumature che possono essere percepite in maniera diversa suonandole a volumi differenti; persino accelerandole o rallentandole può venir fuori qualcosa di coerente. In questo modo continuo a scoprire dei dettagli in dischi che ho ascoltato tante volte.
Non mi stanco mai di questo tipo di esperienza d’ascolto, a differenza di quel che avviene per altri generi le cui sonorità presentano un impatto più immediato. Amo molto anche la musica tradizionale di diverse parti del mondo, compreso il blues; anche in questo caso tendo a tornare spesso sui dischi, perché la ripetizione è parte del processo che può suscitare specifiche emozioni e stati fisici.

Gran parte delle uscite sono andate esaurite molto rapidamente. Ritieni dunque che l’esperienza di Eilean possa dimostrare che esista ancora uno spazio per l’oggetto-cd?
Sicuramente esiste! O almeno è così per me e lo metto in pratica da appassionato, anche se penso che ci sia solo una piccola parte delle nuove generazioni a pensarla allo stesso modo, per cui tutto questo sarà sempre più difficile in futuro. Il numero limitato delle copie realizzate per ogni uscita, comprese tra centoventi e duecento, ha sicuramente aiutato il loro rapido esaurimento, del resto non si tratta di numeri significativi.
Mi piace collezionare vecchi oggetti, per cui poter tenere in mano una disco fisico è parte della mia passione; la musica, poi, riflette i momenti della mia vita e avere un suo corrispettivo fisico può aiutarmi a ricordarli. Oggi corre tutto troppo velocemente, è troppo facile avere tutto, semplicemente con un click, e proprio nel momento in cui siamo tutti sommersi da tutta questa marea di suoni, video, informazioni, è importante tornare a qualcosa di essenziale come l’oggetto fisico, come le persone. Non è la stessa cosa incontrare le persone dal vivo o dietro lo schermo di un computer.

Anche se devo ammettere che il formato fisico non sia del tutto neutro dal punto di vista della sostenibilità ambientale, in realtà lo stesso discorso può applicarsi al digitale. Mi è capitato di leggere che un recente studio ha dimostrato l’industria digitale inquina persino di più, a causa dei data center che devono mantenere una sempre crescente quantità di dati al loro interno.

D’altro canto, la facilità d’accesso ai canali digitali ha aiutato tanti artisti ad emergere, consentendo loro di mettere in circolazione la propria musica da soli dall’inizio alla fine, senza intermediari, il che è un’ottima cosa.

Quanto possono essere importanti le confezioni e gli artwork per mantenere vivo il formato fisico?
Ritengo che questi aspetti possano conferire un tocco unico a un’etichetta e – di nuovo – un aspetto concreto, anche semplice. Un’etichetta è in fondo come una casa: non è facile da costruire e richiede tanto tempo, ma è anche un piacere realizzarla passo dopo passo. E poi mi piace pensare alle persone che in tutto il mondo aprono i dischi che ho pubblicato. Dietro ogni copia c’è un essere umano.

In generale, cosa pensi dello stato attuale del mercato musicale indipendente?
La risposta non è facile, perché presenta al tempo stesso aspetti positivi e negativi, così come in circolazione c’è molto materiale valido e tanto altro di qualità scadente. È davvero difficile starsene da solo in una stanza cercando di non essere influenzato da fonti esterne. Per questo diverrà sempre più difficile produrre qualcosa di originale, tuttavia può aiutare a spezzare i legami con tutte le possibilità e con tutti i suoni che si possono ascoltare ogni giorno da ogni parte del mondo. È qualcosa nella stessa misura stimolante e limitante.

In parallelo con Eilean, hai avviato anche IIKKI Books, che si concentra su proposte audio-visive congiunte. Quali programmi hai dopo Eilean?
A Eilean seguirà una nuova etichetta. Non si tratterà di una sua seconda parte, ma avrà alcuni punti in comune per quanto concerne la relazione tra le uscite e gli artisti. Anche la parte visuale avrà un ruolo importante, per cui potrà essere una sorta di punto di incontro tra Eilean e IIKKI. La prima uscita sarà a metà gennaio 2020 e il calendario è già pieno fino a metà 2021.

Che consiglio daresti a qualcuno che volesse creare un’etichetta oggi?
Non è per niente facile! Ma, per farla semplice: essere talmente appassionato da dimenticare di lavorare ai propri suoni. Curare un’etichetta richiede tempo e può dare dipendenza… se intraprendi un progetto non puoi seguirlo soltanto un’ora o due al giorno, ma sette giorni a settimana. Non è affatto rilassante e non ti farà diventare ricco, ma l’aspetto più importante è che potrai imparare tantissimo, dalle persone, dalle connessioni e dalla ricerca di su ciò che sta per avvenire nella musica. E poi, scovare nuovi artisti, ascoltare una miriade di suoni e leggere cosa si dice a riguardo. È un lavoro che richiede passione, ma è anche molto stressante, perché una buona parte riguarda inevitabilmente gli aspetti finanziari e amministrativi.

Aggiungi pure liberamente ulteriori considerazioni che possano riassumere la tua esperienza con Eilean.
È una strana sensazione aver completato il percorso di Eilean, che mi rende al tempo stesso felice e per certi versi mi preoccupa. Ma è quello che avevo programmato fin dall’inizio, per cui sono felice di poter muovere nuovi passi e poter intraprendere un nuovo progetto. E magari anche respirare un po’: ogni anno Eilean ha pubblicato una media di diciassette uscite, che me la fa sentire un po’ come un figlio, visto che ha avuto inizio nello stesso periodo della nascita di mio figlio.

(pubblicato su Rockerilla n. 471, novembre 2019)

http://eilean-records.com/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 29 dicembre 2019 da in articoli, interviste con tag , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: