music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

MAIKE ZAZIE – Seismopsychollage
(7K!, 2020)*

There’s a child / raging inside of me,
a child / running into walls.
A child who wants
to dawdle and dream / so much
and to watch the birds in the yard –
and over and over again
forget that time / is still passing.

L’espressione artistica quale percorso di introspezione, un metodo di esecuzione incentrato sull’assemblaggio di frammenti e tecniche diverse, infine i tumultuosi moti dell’animo ai quali essa risponde: tutto ciò è riassunto nella crasi prescelta quale titolo del terzo lavoro in dieci anni di Maike Zazie Matern, nel frattempo spogliatasi dell’alias Zazie Von Einem Anderen Stern.

Quello sotteso a “Seismopsychollage” è un percorso umano e artistico estremamente personale, tanto dal punto di vista tematico che espressivo, che rispecchia la complessa sensibilità della musicista tedesca e i suoi interessi per l’impiego di una pluralità di linguaggi. Oltre che un album, “Seismopsychollage” è infatti un libro illustrato con i disegni dell’italiana Giulia Pex, una raccolta di citazioni letterarie (da Eric Fromm a Peter Høeg, da Paul Auster a Michael Ende) e versi originali, recitati da più di una dozzina di diverse voci narranti.

Il collage, appunto, il taglia-e-cuci di frammenti sonori, melodie e parole, costituisce la tecnica attraverso la quale Maike dà forma a una sequenza di brani, al centro dei quali continua a collocarsi il suo pianoforte, dal quale stillano note di austera malinconia, non prive di cadenzate sequenze melodiche e persino sognanti ma più spesso crepuscolari o in funzione di grave contrappunto dei testi, in sei diverse lingue, che vi scorrono sopra.

Nonostante le sue ambientazioni siano in prevalenza ovattate, il carattere “sismico” del lavoro, che affiora quasi soltanto nelle dissonanze di “Erdbeben” (appunto, “terremoto”), ne percorre sottotraccia le confessioni sottovoce, gli sparsi spoken word e i saltuari accenni di ballate ad essi interpolati (in particolare in “Sehnsucht”, “Kind” e “Vergänglichkeit”), nei quali Maike dispensa interpretazioni straordinariamente intense e, a tratti, persino sognanti.

In filigrana a qualsiasi delle tante forme assunte dai suoi brani, “Seismopsychollage” si rivela opera di profonda introspezione e creatività espressiva, un’opera nata dalla solitudine e sviluppata con grande maturità in un percorso al tempo stesso interiore e condiviso, che non nasconde una fragilità di fondo, ma anzi la sublima riassemblandone i frammenti in un microcosmo di suoni, parole e immagini intimamente coinvolgente.

Quel che dovevo proteggere, in me, era la capacità di stare solo.
C’era voluto del tempo per abituarmi alla solitudine, farne un luogo in cui potevo accomodarmi e stare bene;
eppure sentivo che tra noi il rapporto era sempre difficile.

(Paolo Cognetti, Le otto montagne, 2016)

*disco della settimana dal 16 al 22 marzo 2020

http://www.maikezazie.de/

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