music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

LOMA – Don’t Shy Away 
(Sub Pop, 2020)*

Poco più di un anno fa, Emily Cross pubblicava il terzo, intensissimo lavoro del suo progetto personale Cross Record, nel quale è stata da sempre affiancata e supportata dal polistrumentista e produttore Dan Duszynski. Quell’album seguiva in realtà la prima tappa del parallelo percorso intrapreso dai due insieme a Jonathan Meiburg degli Shearwater sotto la denominazione Loma. Volontà originaria dei tre musicisti era che l’omonimo lavoro del terzetto, ricco di spunti ma non particolarmente a fuoco, restasse un unicum; invece, la piccola epica che ha preluso a “Don’t Shy Away” racconta dell’apprezzamento per la band dimostrato da Brian Eno e di scambi di email culminati nel missaggio da parte dello stesso Eno al brano conclusivo dell’imprevisto atto secondo di Loma.

Sia come sia, i tre musicisti sono tornati a trovarsi lo scorso anno, dopo l’esperienza messicana di Emily dalla quale era scaturito “Cross Record” (2019), sperimentando un approccio alla composizione del tutto privo di schemi, nel quale ciascuno di loro si è continuamente scambiato ruoli e strumenti. Il risultato sono undici brani estremamente eterogenei, in apparenza legati dal solo filo conduttore delle parti vocali di Emily Cross, sempre in prevalenza eteree ed evocative, che si adattano a contesti sonori e ritmici ogni volta mutevoli. Soltanto che, a differenza del lavoro precedente, nel quale le sue interpretazioni sembravano soltanto rivestite di parti strumentali più robuste e articolate rispetto a quanto avviene nel suo progetto solista, ogni passaggio di “Don’t Shy Away” appare organicamente studiato e realizzato come tessera di un puzzle che piano piano rivela la propria immagine.  

Le frequenze statiche di “I Fix My Gaze”, i rigogliosi fiati di “Ocotillo”, le bordate sintetiche di “Given A Sign”, le (dis)torsioni orchestrali di “Blue Rainbow”, l’incipit a cappella di “Thorn”, l’ipnotico uptempo di “Half Silences” e i lenti arpeggi acustici della trasognata title track definiscono via via la dimensione di profonda condivisione creativa conseguita dai tre musicisti, ciascuno dei quali ha messo in gioco liberamente la propria sensibilità, contribuendo a un risultato visionario e spiazzante eppure dotato di godibile equilibrio di suoni e stili. Al di là di ogni sovrastruttura narrativa ad essa sottostante, è proprio la conclusiva “Homing” a suggellare con il suo stralunato minimalismo, ancora incarnato alla perfezione dalla voce sognante di Emily, la complessità post-moderna e il naturale fascino di un lavoro che poteva non essere e invece, per fortuna, è.

*disco della settimana dal 26 ottobre al 1° novembre 2020

http://lomatheband.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 26 ottobre 2020 da in recensioni 2020 con tag , , , , , , , , , , .
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