music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

intervista: HIVA OA

Tre musicisti di Edimburgo hanno dato vita a un ensemble che coniuga mood umbratili, intimismo da camera e una scrittura che non perde di vista la melodia. Un Ep digitale e un album, licenziati dall’acuta mini50, hanno segnalato la peculiarità della loro proposta; proviamo a conoscerla meglio attraverso le parole di Marco, il bassista italiano della band.

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Com’è nata l’idea della band? Vi prefiggete qualche finalità artistica comune?
La band nasce nel 2010. Stephen (voce/chitarra) e Christian (violoncello), stanchi di suonare in una formazione senza risultati, decidono di provare a scrivere nuova musica. Poi sono arrivato io al basso, e tutti insieme abbiamo cominciato ad arrangiare e registrare il nostro primo materiale.
Suoniamo insieme perché condividiamo una certa sensibilità, che si manifesta nella scelta dei brani, nell’interpretazione attraverso il proprio strumento, ma soprattutto perché ridiamo delle stesse cose.

Quali sono i vostri retroterra artistici? La musica che fate rispecchia anche le attuali predilezioni d’ascolto?
Quello che ascoltiamo è molto disomogeneo, ci unisce invece la curiosità e la fame per le novità.
Anche le nostre esperienze precedenti sono molto diverse, Christian ha suonato in diverse orchestre classiche, Stephen è un grande conoscitore di folk irlandese, mentre io ho suonato in vari collettivi di musica improvvisata strumentale.
È inevitabile ritrovare in quello che facciamo sfumature più o meno evidenti (anche molto evidenti) di diversi generi e colori, insomma di tutto ciò che ci appassiona, non solo in campo musicale.

Avete pubblicato l’Ep di debutto per un’etichetta dal profilo molto preciso: ritenete che intorno ad essa ci sia spazio per una scena artistica?
Decisamente, proprio per la forte caratterizzazione degli artisti, e soprattutto grazie alla stretta collaborazione con la PendulumMan Productions, promotrice di grandi eventi.

Come nascono i vostri brani? Dipendono da sensazioni momentanee o sono curate in maniera incrementale e più tecnica.
È decisiva l’idea iniziale del singolo, che poi viene interpretata e arrangiata insieme; per molti brani utilizziamo arrangiamenti minimalisti, per lasciarne quasi intatta la semplicità e la purezza originari. Poi all’occorrenza aggiungiamo una fuga, una coda che lasci suggerire nuove strade inaspettate di sviluppo. La dimensione intima credo sia ottenuta proprio come risultato di questo processo. La melodia è intrinseca.
In alternativa, il brano nasce dall’improvvisazione collettiva, per poi essere rielaborato singolarmente e riarrangiato successivamente insieme.

L’Ep “Future Nostalgia For Sale” è stato pubblicato soltanto in formato digitale, mentre il disco anche su supporto fisico. Siete legati al disco come oggetto o prediligete gli attuali veicoli di diffusione?
Siamo molto legati all’oggetto perché è un’ulteriore veicolo di comunicazione. Per questo abbiamo deciso di riempire la versione fisica dell’album con le opere, tutte rimovibili, di Matteo Giachetti, Detlev Foth, Jamie Carmichael e Cindy di Niccolò, artisti che molto cortesemente hanno accettato di collaborare con noi, così ampliando il normale formato del cd.
Abbiamo poi rilasciato anche l’album in maniera digitale per poter essere accessibili a tutti.

Ho trovato il titolo dell’Ep molto affascinante. Ritenete che riassuma in qualche modo il contenuto della vostra musica?
È un titolo surrealista e molto evocativo. Sì, riassume bene quello che facciamo.

Avete da poco presentato l’album “The Awkward Hello, Handshake, Kiss” in tre concerti, uno dei quali in Italia. Come vi relazionate nella dimensione live?
Nei concerti ci presentiamo con Daithi alle percussioni e Hailey alla voce e chitarra. Il set cambia molto a seconda dell’ambiente in cui suoniamo, cerchiamo comunque se possibile di curare i particolari, come la luce di scena e gli oggetti presenti, usiamo inoltre molto proiezioni doppie di immagini.
Anche il sound varia a seconda di dove ci troviamo, da più acustico a più sperimentale, anche se giochiamo spesso con questa nostra doppia natura.
In Italia abbiamo suonato a Velletri, presso la meravigliosa associazione Era di Maggio, che su nostra richiesta ci ha permesso di esibirci in mezzo a una foresta. Mentre il giorno dopo eravamo ad Edimburgo nel centro tecnologico InSpace dell’università con a disposizione ben quindici proiettori!

Infine cosa possiamo aspettarci da voi in futuro?
Cos’altro se non ancora musica? Stiamo raccogliendo nuovo materiale e aspettiamo il momento giusto per iniziare a registrarlo.

(pubblicato su Rockerilla n. 387, novembre 2012)

http://www.hiva-oa.co.uk/

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Questa voce è stata pubblicata il 8 dicembre 2012 da in interviste con tag , , , , , , .
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