music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

dalot_ancestorsDALOT – Ancestors
(n5md, 2013)

Suggestioni visive e memorie familiari animano il nuovo Ep della sound artist Maria Papadomanolaki, aka Dalot. La scintilla ispiratrice dei cinque brani di “Ancestors” è scoccata da una serie di immagini, appunti e frammenti disorganici provenienti da una vecchia scrivania, riscoperti e sfogliati in una carrellata emozionale, priva tanto di intenti ricostruttivi quanto di autoreferenziali abbandoni alla nostalgia.

Tutt’altro, perché gli spunti personali della sensibile artista inglese hanno animato una condivisione realizzativa che in “Ancestors” si è tradotta in un’ambience sospesa, i cui contorni sbiaditi restituiscono mutevoli sensazioni cristallizzate in un tempo diverso da quello attuale. Grazie a una chitarra e una sezione d’archi – nella quale spicca il contributo di Alexandr Vatagin – Dalot declina tali sensazioni attraverso un’equilibrata miscela di vaporose texture elettro-acustiche, nelle quali la strumentazione reale affiora in maniera spesso riconoscibile (il violoncello dell’iniziale preludio “Flood”, i toni chitarristici di “Night Owl”, gli archi che suggellano la conclusiva “That Was Now“, risorgendo dai sciabordii dronici).

Le correnti ambientali che avvolgono i brani scorrono lievi e mutevoli, alimentando rarefazioni leggermente irregolari, ricondotte a unità da sospensioni sognanti, dallo spiccato contenuto emozionale, che culminano nei riflessi cullanti di “Staircase” e della title track, peraltro impreziosita dai sognanti vocalizzi di Izumi Suzuki (Linda Bjalla).

Proprio la title track è stata sottoposta a tre diversi remix, che completano l’Ep. Il primo, vede Brock Van Wey estenderla a oltre il triplo della sua durata originaria, amplificandone la parte vocale e costellandola di un universo di suoni in espansione coronati da placide note pianistiche. Gli altri due, curati da Dryft e Northcape, vi aggiungono più canonici elementi ritmico-sintetici, attestando comunque la versatilità compositiva della Papadomanolaki, che in “Ancestors” si rivela espressiva interprete di sospensioni elettro-acustiche “hauntologiche”, in grado di gettare un ponte tra presente e frammenti di ricordo.

http://dalot.net/

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Questa voce è stata pubblicata il 15 ottobre 2013 da in recensioni 2013 con tag , , , , , , , , .
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