MONOLYTH & COBALT – Polarlicht (Time Released Sound, 2014) Il percorso naturalistico di Mathias Van Eecloo prosegue verso ulteriori gradi di rarefazione: dopo le vette montuose di “De Lieux“, in “Polarlicht” è la volta di paesaggi nordici coperti da ghiacci perenni. La declinazione del concept da parte dell’artista francese nel suo nuovo lavoro a nome Monolyth…

intervista: BARZIN

A breve distanza dalla pubblicazione del suo quarto album “To Live Alone In That Long Summer”, e nell’imminenza del nuovo tour che sta per toccare l’Italia, il sensibile cantautore canadese racconta della genesi dell’ultimo disco e del suo particolare rapporto con il nostro Paese. Il dialogo si è concentrato in particolare sull’ultimo periodo, successivo alla precedente…

interview: BARZIN

A couple of months after the release of his fourth album “To Live Alone In That Long Summer” and just before his new Italian tour, introspective Canadian songwriter Barzin talks about the creative process behind his lastest album and about his very special relation with Italy. Our talk has been focused mainly on the recent years,…

CHRISTOPHER BISSONNETTE – Essays In Idleness (Kranky, 2014) Da sempre tra gli artisti di casa Kranky provvisti di un approccio maggiormente eterogeneo e “irregolare” alla sperimentazione ambientale, il canadese Christopher Bissonnette nel suo terzo lavoro sulla lunga espande ulteriormente i propri orizzonti compositivi, cimentandosi con la strumentazione più rudimentale tra quelle finora impiegate, conseguendo nel…

TINY RUINS – Brightly Painted One (Bella Union, 2014) Ha un po’ il sapore del ritorno alle proprie origini la pubblicazione da parte di Bella Union del secondo lavoro sulla lunga distanza di Hollie Fullbrook a nome Tiny Ruins. Reduce dal non del tutto convincente Ep dello scorso anno, “Haunts”, l’artista inglese ma neozelandese d’adozione raccoglie…

INVENTIONS – Inventions (Temporary Residence, 2014) Il primo incontro artistico tra Mark T. Smith, chitarrista degli Explosions In The Sky, e Matthew Cooper era avvenuto in occasione di un brano compreso nell’ultimo album di Eluvium, “Nightmare Ending“. Quell’esperienza si trasforma adesso in una collaborazione organica, che coniuga in maniera emblematica i duraturi percorsi di due musicisti…

OWLS OF THE SWAMP – Atlas (Labelship, 2014) Non poteva trovare titolo più adeguato dell’atlante – inteso in senso geografico piuttosto che come il monte stilizzato sulla copertina – Pete Uhlenbruch per il terzo album della sua creatura Owls Of The Swamp. “Atlas” è infatti il frutto di elementi e suggestioni che attraversano il globo…

ISNAJ DUI – Euplexia (Rural Colours, 2014) L’euplexia (lucipara) è quell’insetto notturno affine alla falena che d’estate è pressoché inevitabile osservare nervosamente attratto da fonti di luce. Forse in ragione della fragilità della materia della quale è formata e dell’incomprimibile tensione al movimento, entrambe sostanzialmente comuni alla sua musica, proprio a tale insetto è intitolato…

SAMARIS – Silkidrangar (One Little Indian, 2014) È sufficiente uno sguardo alla copertina, la lettura del titolo dell’iniziale “Nótt” e l’ascolto dei suoi primi, profondi battiti elettronici per comprendere l’immaginario sottostante a “Silkidrangar”, primo lavoro vero e proprio sulla lunga distanza, che fa seguito all’omonima raccolta dei due precedenti Ep che lo scorso anno aveva…

LUFTH – Distanz und Nähe (Oftaf, 2014) Come lo stesso Martin Juhls raccontava in una recente intervista su queste pagine, la sua etichetta Oktaf non è solo veicolo per le proprie produzioni, ma anche il contesto del quale il poliedrico artista tedesco investe parte dei propri ricavi per dare spazio ad altri musicisti. È il…

EKIN FIL – Reds (Exotic Pylon, 2014) Le cinque tracce dell’Ep “Reds” vedono Ekin Üzeltüzenci proseguire il proprio personale percorso drone-folk sotto l’alias Ekin Fil. In poco meno di venti minuti l’artista turca condensa (letteralmente) la miscela di soffi ambientali, distorsioni ed esili vocalizzi della quale aveva dato saggio da ultimo nell’omonimo lavoro dello scorso…

KEMPER NORTON – To Mahina (Front & Follow, 2014) Le infinite potenzialità di rimaneggiamento di materiale sonoro sperimentale produce spesso forme espressive poliedriche e autonomamente riconoscibili rispetto agli originali. Ultimo valido esempio ne sono le quattro tracce raccolte in “To Mahina” dall’eclettico sperimentatore inglese Kemper Norton, che nei suoi esercizi di folktronica biascicata (se così…

AGES AND AGES – Divisionary (Partisan, 2014) Non solo agrodolci intrecci indie-folk produce la fervida Portland, ma anche il vivace pop corale degli Ages And Ages. Se il loro debutto “Alright You Restless” (2011) era un manifesto alla giovialità infantile, “Divisionary” affronta più complesse tematiche personali e sociali, pur conservandone l’approccio esuberante. Ancorché saltuariamente rifinite da…

LOST HARBOURS – Into The Failing Light (Liminal Noise Tapes, 2014) Le meditazioni invernali del duo composto dal chitarrista e manipolatore di suoni Richard Thompson e dalla polistrumentista Emma Reed (flauto, clarinetto e violino) hanno ispirato le sei tracce di “Into The Failing Light”, insieme a una serie di suggestioni originate dal poema medievale inglese…

TALK WEST – Black Coral Sprig (Preservation, 2014) Dal sottobosco delle cassette, approda a un vero e proprio album l’ennesima incarnazione di Dylan Golden Aycock (Mohawk Park, The Doldrums). “Black Coral Sprig” è una sequenza cinematica di otto cartoline sonore nelle quali il caldo picking del chitarrista di Tulsa si fonde con ammalianti vapori ambientali. Comune…

TWO TWINS – Anonymous Unanimous (Bleek, 2014) Se qualche cultore del folk casalingo, “Anonymous Unanimous” fosse balzato agli occhi per la presenza nelle sue fila di Sara Kermanshahi (due discreti lavori sotto l’alias Natureboy), già le prime note sono più sufficienti per comprendere che il contesto del lavoro è ben diverso dall’essenzialità di un formato…

RENÉ MARGRAFF – Phasen (Home Normal, 2014) Il primo lavoro realizzato da René Margraff privo del diaframma dell’alias Pillowdiver presenta una simbolica valenza di riduzione a una scarna essenza della ricerca sonora dell’artista tedesco. Si tratta, in fondo, di un’ulteriore tappa di avvicinamento a quel grado zero espressivo già perseguito da Margraff nell’oscuro mini “Bloody Oath”…