music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

carl_hultgren_tomorrowCARL HULTGREN – Tomorrow
(Blue Flea, 2014)

È abbastanza strano ritrovare il nome di Carl Hultgren dissociato da quello della moglie Windy Weber; non si tratta certo di una separazione del loro duraturo sodalizio personale e artistico, bensì soltanto di una parentesi solitaria, la prima in assoluto per il chitarrista del Michigan e peraltro speculare a quella descritta dalla Weber in occasione del suo disco solista “I Hate People” (2008).
Superato il disorientamento iniziale, fin dalle prime note di “Tomorrow” subentra un senso di piacevole confidenza con l’universo di toni e riverberi esplorato in lungo e in largo da Hultgren nel corso della sua ventennale attività artistica.

Arpeggi espansi al delay, torsioni elettriche liquide in lento moto circolare e visionari paesaggi ultravioletti costellano l’intero viaggio di settanta minuti dell’album, che non si discosta dunque in maniera significativa dall’alveo della produzione di Windy & Carl, ma non per questo depotenzia il significato di un lavoro autonomo. In assenza della componente più eterea di Windy, almeno la prima parte del disco si attesta su derive di morbida psichedelia dai riflessi cosmici. I filtraggi chitarristici di Hultgren disegnano vortici permeati da languido calore (“Ribbons”), tremule screziature (“Ledge”) e spumeggianti cascate di feedback catturate al rallentatore (“Evening (At Night)”, “Hidden”),

I quasi diciotto minuti della diafana sinfonia “Transparency And Light” deviano invece la parte finale di “Tomorrow” verso texture sempre più evanescente, che arriva a smarrire ogni consistenza corporea nella sequenza conclusiva di “Invisible” e “Found My Way Home”, vera e propria immersione in un torpore nebbioso che emblematicamente conduce al domani richiamato dal titolo. Proprio questa funzione di ponte verso un futuro personale e artistico sembra incarnare “Tomorrow”, lavoro che non scompagina di certo le coordinate espressive di Carl Hultgren, ma offre se non altro occasione per un nuovo (lungo) viaggio interstellare a quanti ne apprezzano le avvolgenti spire di un’ambience chitarristica ancora popolata da suoni e visioni tanto vivide da apparire quasi reali.

http://www.brainwashed.com/wc/

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Questa voce è stata pubblicata il 3 luglio 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , , .
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