music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

david_hurn_the_glazeDAVID HURN – The Glaze
(Self Released, 2013)

È davvero curioso il rapporto di David Hurn con la produzione discografica, un po’ come la sua poliedrica attitudine alla canzone ma anche ad astratti paesaggi sonori strumentali. Due album cantautorali (“He Was A Woman” e “The Beautiful Trustful Future“) separati da oltre sei anni, una raccolta di vecchi loop ambientali (“Black Flowers”) e poi praticamente nulla più. Eppure, da almeno due anni Hurn tiene nel cassetto un disco fatto e finito, che pochi fortunati hanno avuto occasione di ascoltare, ma non ufficialmente realizzato in mancanza di un’etichetta discografica.

Per l’artista inglese, comunque, il tempo rappresenta un fattore relativo, se è vero che, nella perdurante attesa che il suo nuovo album di canzoni veda la luce, mette già in coda di produzione un altro lavoro, rappresentativo di un ben diverso profilo espressivo. Nell’Ep “The Glaze” sono infatti raccolti quattro cammei strumentali elettro-acustici, cesellati da suoni liquidi e cullanti. Eppure, il risultato non è una narcolessia ambientale, bensì una brulicante ricombinazione di suoni brillanti, che si muovono con la lenta precisione meccanica di un ingranaggio.

Sfumati in una sorta di soffuso impressionismo lounge o dilatati lungo i dodici minuti della title track (che da sola occupa metà della durata totale del lavoro), i tasselli sonori di “The Glaze” concorrono a formare un’ulteriore segmento dell’articolato puzzle espressivo di Hurn. Dati i precedenti, non resta che sperare che la fruizione di queste e ulteriori manifestazioni artistiche di Hurn non resti confinata nella sua sfera personale ma venga tra non molto tributata dei crismi di una pubblicazione ufficiale.

http://www.davidhurn.co.uk/

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2 commenti su “

  1. giadep
    23 agosto 2014

    Ho scoperto D. Hurn qualche anno fa – pensando, come mai mi capita di fare, a un “fresco” Bowie. Non so esattamente il “perché”. Ma lo ascoltai per un bel po’, e nel tempo mi è capitato di ritornarci, e di ricordarmelo! Grazie per avermelo ri-presentato. Saluti, G*

  2. rraff
    23 agosto 2014

    Già, è stato un po’ così anche per me. erano i tempi di “The Beautiful Trustful Future“ e, più che a un Bowie, veniva da pensare all’erede diretto di Luke Haines.
    Nel frattempo molte cose sono cambiate e in mezzo c’è pure un disco del 2012 che ho avuto modo di ascoltare ma non è stato mai pubblicato. Chissà che non possa esserci qualche positivo sviluppo a breve.
    Intanto, grazie per l’assiduità di lettura e commento, davvero molto gradita.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 agosto 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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