music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

intervista: MAGGIE ROGERS

maggie_rogers_1Cresce in fretta Maggie Rogers, rivelatasi appena diciottenne con il brioso folk di “The Echo“. Due anni dopo, con il recente “Blood Ballet“, ha mostrato i segnali del cambiamento della maturità, che racconta insieme alla propria precoce storia artistica.

Hai cominciato a fare dischi da giovanissima: hai ricevuto un’educazione musicale fin da piccola?
Quando avevo sei anni, ho chiesto a mia madre di poter prendere lezioni di arpa. Avevo scelto lo strumento più grande e difficile che potessi, ma i miei genitori hanno esaudito il mio desiderio. Dopo di che ho imparato a suonare il pianoforte e, su queste basi, sono passata a chitarra e banjo da autodidatta.

C’è qualche artista che consideri importante nella tua formazione musicale o almeno qualcuno che senti vicino alla tua sensibilità?
Björk, Patti Smith e Feist sono tre musiciste capaci e intelligenti, che ho sempre ammirato. Per me sono come poetesse che riescono a esprimere un forte legame con la Terra e una profonda passione per la vita.

Qual è la tua condizione ideale per scrivere musica? Da dove proviene solitamente la tua ispirazione?
Uno spazio ideale per scrivere musica per me sarebbe rannicchiata in una casetta in qualche posto lontano dalla città. Anche se di solito scrivo nella mia stanza, dalla cui finestra si vede l’Empire State Building. In generale mi sento di poter trarre sempre ispirazione dalla mia vita quotidiana e dal mondo che mi circonda, che si tratti del clacson di un taxi o del cinguettio degli uccelli.

I tuoi dischi sono disponibili in download gratuito a offerta libera: ritieni che il modo in cui la musica si diffonde attraverso la rete possa aiutare una giovane artista nuova come te?
Sì, lo trovo molto utile. Non tutti sono disposti a pagare per la musica nel momento in cui la scoprono, quando non sono sicuri se l’apprezzeranno o meno. Chiedo al mio pubblico di pagare quello che ritengono che la mia musica valga, il che mi sembra un modo più genuino di quantificare il valore della musica. In questo modo chi si dovesse appassionare alle mie canzoni potrà pagarle anche venticinque dollari, mentre altri potrebbero non voler pagare nulla.

Ci sono delle evidenti differenze tra i tuoi due dischi “The Echo” e “Blood Ballet”, quanto a suono e tematiche: cos’è cambiato nel tuo approccio alla musica nel frattempo?
Penso che la principale differenza tra i due dischi sia dovuta al tempo. Sono passati due anni da quando per la prima volta ho pubblicato la mia musica e in questi due anni mi sono allontanata da casa, una piccola fattoria nel Maryland, per trasferirmi a New York. È una vita molto diversa, che scorre a una velocità diversa e con persone diverse, che mi sta facendo imparare molte cose.

In “Blood Ballet” sei stata supportata da un produttore professionale e hai collaborato con un ampio numero di musicisti. Com’è stato lavorare con molte altre persone rispetto a fare tutto o quasi da sola?
Mi piace moltissimo il processo collaborativo. Una melodia può essere sempre sentita e interpretata in maniera diversa dal cervello di un altro musicista. Fin dalle sue origini, la musica è sempre stata destinata alla condivisione e credo che attraverso la collaborazione sia più forte ed efficace.

Come ti senti a suonare le tue canzoni dal vivo? Preferisci farlo con una band o soltanto con chitarra e voce?
Suonare dal vivo per me è sempre piuttosto difficoltoso. Suono musica lenta, quindi spesso tempo di poter annoiare il pubblico, perciò mi piace di più farlo con una band, perché mi fa sentire la musica in maniera più piena, più vicina a come la sento nella mia testa. Non per questo sminuisco il valore di un’esibizione solitaria che, con la giusta impostazione e il giusto pubblico può risultare un’esperienza molto emozionante, direi quasi spirituale. È una formula molto semplice e antica, che fa mi fa sentire il privilegio di far parte di una storia ogni volta che imbraccio un banjo o una chitarra.

C’è qualche artista con cui ti piacerebbe collaborare?
Ce ne sarebbero tanti, ma in questo momento Sharon Van Etten è tra quelli in cima alla lista.

Da ascoltatrice, apprezzi musica simile a quella che scrivi?
Mi piace ascoltare tutti i tipi di musica, perché ritengo la diversità degli ascolti fondamentale per espandere i miei gusti musicali e la mia sensibilità in sede di creazione ed esecuzione. Ci sono talmente tanti bei suoni in questo mondo che sarebbe un peccato limitarsi nella scoperta.

Sembra che la musica folk, nelle sue varie forme, si stia diffondendo e affermando sempre più tra gli artisti indipendenti: cosa pensi di questi ritorno alla semplicità e ai linguaggi del folk?
Penso che si tratti di un fenomeno molto significativo. Viviamo in un mondo nel quale siamo costantemente sovrastimolati dall’elettronica. Credo che molti guardino al folk come a una forza d’espressione semplice ed efficace, che riporta a quelle emozioni spontanee in grado di unire le persone. Le note prodotte dalle corde sono semplici e familiari, le parole sono espressioni schietti, genuine, che saranno sempre in grado di trovare chi le ascolti.

Qual è per te il significato e la finalità – sia personale che artistica – nel fare musica?
Il fatto stesso di pubblicare musica sotto il mio nome proprio riassume in sé l’aspetto personale e quello artistico. Mentre, in tutta sincerità, adesso non mi prefiggo alcun particolare obiettivo nel fare musica. Mi interessa soltanto realizzare musica autentica, con la speranza che qualcuno la ascolti e per suo tramite possa rapportarsi a ciò che provo o alle esperienze che vivo. Che si tratti di scrivere canzoni o di Facebook, qualsiasi cosa facciamo nella vita è permeato dal medesimo desidero di creare delle connessioni.

Infine, cosa ci si può attendere da te nel prossimo futuro e cosa ti aspetti tu dalla musica?
Non sono del tutto sicura di cosa accadrà in seguito, ma credo che c’è da aspettarsi che io continui a fare musica ancora molto a lungo.

(English version)

http://listentomaggie.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 24 settembre 2014 da in interviste con tag , , , , , .
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