music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

siavash_amini_what_wind_whispered_to_the_treesSIAVASH AMINI – What Wind Whispered To The Trees
(Futuresequence, 2014)

Non solo Porya Hatami: dall’Iran proviene anche un altro artista che si sta facendo apprezzare per la personalità della propria declinazione ambient-drone. Risponde al nome di Siavash Amini e già qualche tempo fa si era segnalato per il calore dei suoi riverberi chitarristici in “Til Human Voices Wake Us”, oltre che in una serie di collaborazioni e apparizioni in compilation.

In “What Wind Whispered To The Trees”, il sound artist e produttore iraniano compie un ulteriore passo verso la definizione di un profilo espressivo sempre più interessante e non confinato nella sola cerebrale manipolazione elettronica di note, timbri e frequenze più o meno distorte. Generate da un’ispirazione legata a letture di Dostoevskij, le sette tracce del lavoro sono un distillato di romanticismo e austerità, che vede Amini abbandonare la consistenza morbida e immateriale degli effetti applicati alla chitarra elettrica, per portarne in primo piano le modulazioni inquiete e palpitanti. Se da un lato la grana sonora così prodotta appare più densa e magmatica, dall’altro la frequente associazione con il violino di Nima Aghiani conferisce ai brani di “What Wind Whispered To The Trees” un toccante afflato orchestrale.

Il pezzo d’apertura “The Wind” è sintesi emblematica di questo stadio di sviluppo della ricerca di Amini, sulle cui massicce dosi di feedback si librano volute struggenti di archi, offrendo una declinazione di ambient orchestrale tuttavia innervata da risonanze distorte degne dell’ultimo Lawrence English. Il risultato è maestoso e abbagliante, da sé solo sufficiente a definire i rinnovati contorni espressivi di Amini; dopo simile monolite, il lavoro si snoda diluendo leggermente la materia sonora risultante dall’interazione tra le sue principali componenti in un’ambience impalpabile ma non per questo meno magnetica, che inanella schegge di una tensione latente sulle sublimazioni distorsive di brani quali “Dark Oak Woods” e “Aliosha And The Fire”. Le due parti di “Maria Timofeyevna” riassumono poi il processo di lavorazione incrementale di Amini, che su rarefazioni inquiete e crepitanti innesta loop in progressivo ispessimento distorto.

La conclusiva title track suggella invece in una cinematica chiave di minimalismo orchestrale il percorso di un lavoro nel quale l’artista iraniano si consacra abile scultore di un suono al tempo stesso capace di riempire gli spazi e di offrire coinvolgenti suggestioni emotive.


http://www.facebook.com/siavashaminimusic

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: