music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

manyfingers_the_spectacular_nowhereMANYFINGERS – The Spectacular Nowhere
(Ici d’Ailleurs/Mind Travels, 2015)

Sono trascorsi esattamente dieci anni dal capolavoro nascosto di minimalismo elettro-acustico (“post-“…tutto!) di “Our Worn Shadow”, un periodo nel quale Chris Cole ha riposto nel cassetto il proprio progetto solista Manyfingers per proseguire quella traiettoria obliqua, ma straordinariamente stimolante, che lo aveva già visto accanto a esperienze uniche quali quelle di Hood e Third Eye Foundation. Proprio uno split condiviso con l’amico Matt Elliott nel 2012 rappresenta l’unica testimonianza discografica a nome Manyfingers nell’ultimo decennio, tanto che non manca di destare un certo effetto ritrovare la sua sigla su un album organico e complesso come “The Spectacular Nowhere”.

In dieci anni è mutato il contesto entro il quale si muove il poliedrico artista inglese, sempre più abile orchestratore di una materia sonora che trae sicuramente spunto dalla sua attività di compositore di colonne sonore, per attraversare con passo deciso un eterogeneo ventaglio di caratteri espressivi, che abbracciano neoclassicismo, composizione d’avanguardia e oscuri scorci armonici, innervati da dinamiche e armonie sbilenche.

L’ora scarsa di durata del lavoro rappresenta uno sterminato catalogo di linguaggi musicali, destrutturati e ricomposti in tredici tracce tra loro accomunate esclusivamente dall’eclettismo compositivo di Cole. In particolare la prima parte di “The Spectacular Nowhere” sembra stabilire un legame con un altro peculiare fenomeno di ibridazione tra codici espressivi, quello del collettivo “one-shot” This Immortal Coil, per vocazione cameristica, sfumature tenebrose e naturale attitudine alla pluralità. Una pluralità che, se si eccettua il decisivo contributo vocale e “caratteriale” di David Callahan dei Moonshake, è tutta riassunta dalla personalità di Cole che, come in una vorticosa rassegna di suggestioni passate, presenti e future spazia dalle propulsioni ritmiche e dalle volute sintetiche dell’iniziale “Ode To Louis Thomas Hardin” a cartoline di post-modernità orchestrale “Erasrev” e “No Real Men”.

Il cantato allucinato di Callahan aggiunge contenuto visionario ai brani nei quali è presente (in particolare “The Dump Pickers Of Rainham” e “It’s All Become Hysterical”), mentre l’incontro di caldi arpeggi con ritmiche acustiche e fiati roboanti sprigiona folate di calore mediterraneo (e talvolta spezie orientali). Chris Cole non perde poi occasione di tornare a materializzare frammenti di malinconia rurale hood-iana, che riaffiora con immancabile incedere obliquo in “Go Fuck Your Mediocrity” e in “Le Problème De Charbon”, seppur diluito da cadenze secche e spesso marcate e soprattutto da aperture orchestrali imponenti e a tratti nervose, che in particolare nella parte finale del lavoro palesano una propensione da colonna sonora da kolossal piuttosto che semplicemente descrittiva.

Non è un album facile “The Spectacular Nowhere”; è un lavoro dalle mille pieghe e dagli innumerevoli snodi compositivi, sintesi inevitabilmente articolata di dieci anni di sedimentazione di stimoli creativi, scoperta e trasformazione di interessi espressivi da parte di un artista eterodosso, che in termini di pubblicazioni di dischi parla poco ma che, quando lo, fa dimostra di avere moltissimo da dire.

http://www.chriscolesoundtracks.com/

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