music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

rosie_caldecott_inside_outROSIE CALDECOTT – Inside Out
(Self Released, 2015)

Pare davvero infinita la leva di giovani cantautrici che affiora, con premesse diverse, dal fiorente underground britannico da qualche tempo a questa parte: tra queste ve ne sono per fortuna molte che smentiscono con i fatti alcuni superficiali tentativi di liquidarle con supponenti giudizi di una monotonia determinata dalla combinazione tra strutture folk e voci sottili.

Al di là del fatto che l’applicazione di tali stereotipi non considera la personalità e i caratteri espressivi dell’artista, a smentirli è sufficiente la disarmante naturalezza e, al tempo stesso, l’ampiezza di registro condensata in “Inside Out” da Rosie Caldecott, cantautrice di Oxford che grazie a una campagna di finanziamento online è riuscita a raccogliervi undici delle sue canzoni, alcune delle quali scritte fin da quando aveva quattordici anni.

Quello che colpisce da subito di “Inside Out” è la decisione con la quale la Caldecott si approccia al suo album di debutto, a cominciare dal piglio di interpretazioni tutt’altro che banali, distanti dai cliché della fanciulla dalla voce sottile, che dispensa fragili armonie su pochi accordi acustici. Non solo il suo timbro vocale è vellutato, a tratti basso e comunque dotato di estensioni che le permettono accenti di pronunciato lirismo, ma applicato a una varietà di soluzioni d’arrangiamento tali da farne rifulgere una pluralità di profili. A fronte della fluidità di arpeggi danzanti che incorniciano bozzetti di un folk classico e sottilmente malinconico, ma depotenziato di ogni retorica tradizionale (“Music Box”, “Polaris”, “There Was Always Room”), la Caldecott si cimenta in contesti di volta in volta popolati da evocazioni ipnotiche (“A Grave One”) o da brillanti segmentazioni ritmiche (“Greenhouses”), più affini alla creatività obliqua di “colleghe” quali Rozi Plain o Rachael Dadd che non a folksinger tradizionali.

La misurata orchestrazione degli arrangiamenti da parte di Christopher Johnson rifinisce poi le canzoni della Caldecott, di archi e fiati (“Blizzard”, “Physical Phrases”, “Fractal Sky”), alimentandone i caratteri di delicato ma intenso impressionismo, che affiorano tanto nei contesti più rifiniti quanto in quelli più spogli, declinati sia in una vivace chiave folk che in eleganti notturni pianistici (“Tremors”, “This Dark Night”). Vi è, dunque, davvero molto da scoprire in “Inside Out”, a cominciare dalla già matura consapevolezza espressiva da parte di Rosie Caldecott, che a pieno titolo può iscriversi – accanto alle varie Marika Hackman, Sophie Jamieson e altre ancora – nel novero delle giovani cantautrici inglesi di maggior talento.

https://www.facebook.com/pages/Rosie-Caldecott/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 5 agosto 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: