music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

the_world_of_dust_womb_realmTHE WORLD OF DUST – Womb Realm
(Tiny Room, 2015)

Come i ritagli colorati di un collage compilato con cura certosina in un ambiente domestico, le canzoni dell’olandese Stefan Breuer sono frutto di tempo, pazienza e della graduale giustapposizione di numerosi piccoli dettagli che, colti nel loro insieme, danno luogo a qualcosa di nuovo e diverso dalla loro semplice sommatoria.
Quella del collage è più che una semplice metafora per Breuer, componente della band I Am Oak e artefice in proprio del progetto The World Of Dust, visto che accanto alla sua attività di musicista coltiva anche quella di artista visuale, tanto che la sua prima produzione (“Bhava”, 2013) è stata un libro-cd contenente illustrazioni e collage da lui stesso realizzati.

“Womb Realm” è la sua seconda opera vera e propria, se si considera un divertissement estemporaneo quello dei dieci brani da un minuto pubblicati lo scorso anno su cassetta. Anche in questo caso si tratta di un lavoro molto conciso, visto che in appena venti minuti Breuer riesce a condensare ben otto brani, scritti nel corso di due soggiorni estivi nella campagna francese e della stessa recanti un senso di quiete profonda e placida introspezione.
Eppure, benché scaturiscano in un contesto intimo e personale le canzoni in punta di dita di The World Of Dust non sono il prodotto di un solipsismo creativo confinato tra le mura della “cameretta” dell’artista olandese, bensì della condivisione dello spazio sonoro con altri musicisti, primo tra tutti Todd Tobias, che ha co-prodotto il lavoro, aggiungendo alle esili trame armoniche di chitarra, basso e morbide interpretazioni vocali di Breuer i colori evanescenti di strati di tastiere e delicate percussioni.

Non solo, le canzoni sommesse di “Womb Realm” sono tutte completate da ulteriori armonizzazioni vocali, apportare da un mutevole novero di artisti, il più noto dei quali è senz’altro Perry Owen Wright, già cantante di The Prayers And Tears Of Arthur Digby Sellers.
L’intimismo serafico di Breuer, sostenuto da delicate doti armoniche, trova così adeguato complemento nelle ambientazioni ovattate di Tobias, che ne ammantano le canzoni di un’aura dolcemente sospesa, amplificandone le risonanze e il senso di una malinconia lieve, aperta a innalzamenti di toni e timbriche (“Dust”, “Gospel”), incorniciata da semplici sfumature acustiche (“Peach”) e in prevalenza calata in soffuse decompressioni (“ Space Mountain”).

È come se in una penombra in fondo coerente con la sottile linea che unisce Mark Kozelek e Chris Hooson si fosse affacciato, timido, un raggio di luce in grado di rivelare uno spazio creativo non circoscritto in quattro mura, che il misurato songwriting di Stefan Breuer eleva a dimensione estatica di un’avvolgente serenità introspettiva.

http://www.theworldofdust.nl/

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Questa voce è stata pubblicata il 29 settembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , , .
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