music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

rafael_anton_irisarri_a_fragile_geographyRAFAEL ANTON IRISARRI – A Fragile Geography
(Room40, 2015)*

Già nell’Ep di inizio anno “Will Her Heart Burn Anymore”, Rafael Anton Irisarri aveva voluto rendere emblematica la ripartenza personale e artistica coincisa con il trasferimento a New York e con la dotazione di una strumentazione interamente nuova, dopo essere stato derubato di quella precedente nel corso del trasloco da Seattle.
Se i venti minuti di quell’Ep incarnavano la vigorosa spinta di una rinascita, la reazione istintiva tradotta in quell’occasione in pronunciata potenza sonora, “A Fragile Geography” rappresenta il più ponderato distillato di due anni di lavoro, comunque scossi dalle inquietudini della contemporaneità, riassunte da Irisarri nella densa materia ambient-drone di sei tracce costruite su vibrazioni accuratamente modulate in termini di frequenza, durata e persistenza.

Benché in “A Fragile Geography” non manchino cattedrali di suono dallo sviluppo verticale, l’impatto dei brani è decisamente meno brusco rispetto a quello del recente Ep, come se la loro resa finale fosse la risultante di un processo di sedimentazione compositiva, nel quale il minimalismo di un lavoro per sottrazione si incontra con la dimensione incrementale di progressioni di frequenze e muri di rumore immateriale.
Quale che ne sia la superficie percepibile, l’impianto sostanziale di “A Fragile Geography” insiste sull’esile crinale tra variazione e persistenza, scivolando su specchi levigati che ne trasformano le matrici sonore originarie.

Le monolitiche distorsioni di “Reprisal” e lo stridore sintetico di “Empire Systems” scolorano infatti senza brusche cesure nel flusso crepitante di tremule risonanze di “Persistence”, mentre la breve “Hiatus” e i brani di apertura e chiusura “Displacement” e “Secretly Wishing For Rain” svaporano in un’ambience granulosa, scandita da placidi riverberi o dalle note trasfigurate di un pianoforte.
Costante del lavoro è comunque una tensione latente, un carsico senso di post-modernità apocalittica, che anche nei passaggi (relativamente) più roboanti permane comunque controllato, distillato dal tempo e dalla razionalità nella stessa misura in cui i suoni che lo incarnano sono profondamente modellati dall’elettronica.

Eppure, al di là di qualsiasi meta-livello concettuale, quello disegnato in “A Fragile Geography” è un universo sonoro rappresentato con estrema lucidità e consapevolezza e condensato in una materia sonora al tempo stesso placida e inquieta, robusta e (appunto) fragile, ma in grado di riservare per tutti i suoi quaranta minuti visioni ambient-drone luminose e coinvolgenti come non mai.

*disco della settimana dal 12 al 18 ottobre 2015

http://www.irisarri.org/

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