music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

siavash_amini_subsidingSIAVASH AMINI – Subsiding
(Futuresequence, 2015)

L’ardita sintesi tra sinfonie ambientali e coltri di rumore conseguita nella breve produzione artistica di Siavash Amini segna con “Subsiding” la propria terza tappa sulla lunga distanza, poco più di un anno dopo lo splendido “What Wind Whispered To The Trees”. In questo periodo l’artista iraniano, pur meno prolifico di tanti altri sperimentatori ambient-drone, ha non solo inanellato l’abituale catalogo di collaborazioni (da ricordare quella con Oleg Shpudeiko in “When No Wind Whirled”), gettando nel contempo le basi per un nuovo lavoro solista, organicamente concepito su un duplice livello: quello di magmatiche coltri distorsive, plasmate secondo risonanze prolungate, e quello di un minimale impianto orchestrale, che comprende una sezione d’archi (viola e violoncello) e un clarinetto.

I due piani convivono nell’economia del lavoro, ricombinandosi secondo vivide dinamiche compositive, che ne alternano toni e timbriche integrandone i caratteri in una sequenza sonora al tempo stesso cinematica e travolgente, romantica e intrisa di pronunciata tensione. Lo si percepisce, inevitabilmente, soprattutto nei due brani di più lunga durata di “Subsiding”, l’apertura “Agarthini” e la title track, che insieme occupano ben oltre la metà dei quarantadue minuti del lavoro: si tratta di due composizioni diverse per svolgimento ma perfettamente esemplificative della ricchezza di contenuti della tavolozza sonora dell’artista iraniano, rivelando in qualche misura ascendenze ben più ampie rispetto a quanto si potrebbe immaginare per uno scultore di suoni ambient-drone.

Entrambi i brani presentano una serie infinita di variazioni, con “Agarthini” che colpisce subito con la potenza di loop chitarristici distorti sviluppati in parallelo con il violoncello, per poi proseguire in uno scambio tra rumore e morbidi arpeggi aleggianti su nebbia elettrica dalla forte carica emotiva, mentre il quarto d’ora della title track si svolge come una maestosa pièce di post-rock orchestrale al tempo del drone, con un austero incipit affidato agli archi gradualmente sviluppato in un crescendo di consistenza fisica, infine digradante – come da titolo – in avvolgenti vapori ambientali.

Non meno efficaci, ma per forza di cose dotati di un andamento più omogeneo, sono i tre brani più brevi, fortemente caratterizzati nel senso di un impatto rumoroso addirittura violento (“Non Existent Vicinities”) e in quello di un’ambience rarefatta (“The Water Awaits You”) o frutto dell’intersezione tra risonanze e onde granulose, come nella conclusiva “Blurring Contentment”, catarsi di tremuli drone orchestrali che svapora via via in soffio silente.
Nella sua durata tutto sommato concisa, “Subsiding” eleva in maniera significativa il linguaggio ambient-drone di Siavash Amini, artista che come pochi altri riesce a coniugare rumore e atmosfera, contemplazione e coinvolgimento, in trepidanti sinfonie del tempo presente.

http://www.facebook.com/siavashaminimusic

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Questa voce è stata pubblicata il 2 novembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , .
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