music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

chris_tenz_nails_through_bird_feetCHRIS TENZ – Nails Through Bird Feet
(Slowwank, 2015)

Canadese trapiantato a Londra, Chris Tenz è un artista dal carattere particolare anche per le abitudini di understatement del mondo delle produzioni casalinghe tra ambient e folk. Del resto, uno che per le foto promozionali per la stampa si fa raffigurare nudo fumando una sigaretta di fronte alla cascata islandese di Gulfoss dimostra di non temere le intemperie meteorologiche, al pari di quelle dell’animo, e di curarsi ben poco delle reazioni istintive del pubblico.

Tanto solipsista e poco incline a compromessi appare Chris Tenz anche nelle sue uscite discografiche, la cui breve sequenza è fatta di brevi apparizioni e lunghi silenzi. Così è stato tra i suoi primi due album, così anche per il terzo, che giunge a distanza di ben quattro dal precedente “Frozen Arms”, autentico gioiello di intimismo cantautorale ed elettro-acustica ambientale.
Tenz si ripresenta con un album su vinile e in digitale costituito da sei tracce che, quasi a smentire la sua natura solitaria, rappresentano tutte il frutto dell’interazione con altri artisti, tra i quali Fieldhead, Machinefabriek, Tape Loop Orchestra e Richard Adams, che “ricambia” così la collaborazione di Tenz in The Declining Winter.

Individualità e condivisione, calma narcolettica e tensione latente, entropia e soffocato desiderio di urlare convivono così in “Nails Through Bird Feet”, scolorando gli uni negli altri senza le cesure che le loro apparenti antinomie avrebbero potuto comportare. A fungere da collante provvedono i sospiri (indo)lenti nei quali trova esito il cantato di Tenz e le atmosfere oblique alternamente prodotte da fraseggi acustici e irregolari frequenze elettronico-ambientali. I primi assurgono in primo piano nello scandire l’iniziale “Cunty”, ballata in miniatura intrisa di torpori sad-core, replicata nelle altre due brevi “Bethnal Green Cellar” e “And Elbows”, nelle quali il cantato prima e le note acustiche dopo finiscono avviluppati da dense nebbie ambientali e puntiformi detriti analogici, grazie ai contributi, rispettivamente di Tape Loop Orchestra e Machinefabriek.

Discorso a sé meritano invece le due lunghe parti nelle quali si articola la title track, nelle quali l’intimo spazio sonoro di Tenz si trasforma nella tela bianca sulla quale si adagia prima l’inconfondibile chitarra e i loop granulosi di Richard Adams e quindi le luminose decompressioni di Gaun Jacob Cochran. Entrambe le traccia, ciascuna dalla durata ben superiore ai dieci minuti, presentano una costruzione incrementale, che nel primo caso sfocia in un deragliamento di distorsioni in bassa fedeltà mentre nel secondo in un crescendo urticante sul quale Tenz libera finalmente un grido disperato, a lungo covato sotto la cenere.

Quello di “Nails Through Bird Feet” non è dunque affatto intimismo da cliché, né il portato di un’introspezione serena e lineare: è invece qualcosa di dolce e inquieto allo stesso, come i due lati complementari della personalità del suo autore, cantore ostinato e profondamente poetico di un sommesso cantautorato elettro-acustico in bassa fedeltà.

http://www.christenz.com/

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