music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

wickerbird_the_leaf_makerWICKERBIRD – The Leaf Maker
(Self Released, 2015)

Benché gli immaginari naturali ricorrano sovente in proposte musicali che combinano ambientazioni rarefatte e armonie acustiche di stampo più o meno folk, non sono poi numerosi i casi in cui i luoghi descritti non rappresentano un semplice fondale di creazioni sviluppate altrove, bensì ammantano interamente di sé i frutti di un’ispirazione che ivi nasce e prende forma.
Quest’ultimo è il caso di Blake Cowan, le cui produzioni sotto l’alias Wickerbird (un album e un Ep) hanno tutte tratto origine dal suo abbandono della vita cittadina e dal trasferimento in un caravan ai piedi del monte Rainier.

Le suggestioni derivanti dal paesaggio e quelle ulteriori suscitate dal vulcano dormiente che lo domina sono nuovamente alla base della musica di Cowan, che in “The Leaf Maker” raccoglie dodici delicate cartoline attraverso le quali può cogliersi la magia e il fascino vagamente sinistro dei luoghi. In oltre cinquanta minuti, l’artista dello stato di Washington rifonde la propria concreta percezione di un immaginario pienamente tangibile, pennellato attraverso linee armoniche acustiche e interpretazioni tanto eteree da smarrire la propria identità di significato.

L’intero itinerario d’ascolto di “The Leaf Maker” presenta infatti una formula di morbido cantautorato folk, diluito in vaporose modulazioni ambientali che, se possono suggerire distanti analogie con il primo Bon Iver o con il Jimmy LaValle di “In A Safe Place” (comunque spogliato di ogni tratto ritmico), evidenziano piuttosto affinità con il drone-folk finora appannaggio in prevalenza di voci femminili, prima tra tutte Liz Harris. Cowan si colloca all’incirca a metà strada, depotenziando l’estetica lo-fi e i saltuari spigoli compositivi di queste ultime, ma condividendone appieno l’alone di magia di ambientazioni atmosferiche che fanno tutt’uno con il paesaggio bucolico, al pari di come i suoi ariosi vocalizzi si fondono in una coralità impalpabile con un microcosmo di echi e riverberi gentili (“Bugbear”, “Danielle Is In The Pines”, “Llewellyn”).

Il bilanciamento ambient-folk di “The Leaf Maker” disegna così paesaggi incantati ma anche molto concreti, che, quando la nebbia che ne avvolge tutti i brani si dirada appena, affiorano i pur scheletrici tratti di canzoni ricamate da esili accordi acustici (in particolare “Riverborn”).
Sono proprio queste ultime le rappresentazioni più limpide e fedeli di quella che per Blake Cowan corrisponde al contempo a una scelta di vita e a un’opzione artistica, entrambe alimentate da un contesto naturale da assorbire attraverso le atmosfere ambient-folk incontaminate, contemplative e dolcemente inebrianti.

http://www.facebook.com/wickerbird

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Questa voce è stata pubblicata il 5 gennaio 2016 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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