music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

austras_laiwan_birds_in_shellsĀUSTRAS LAĪWAN – Birds In Shells
(Wrotycz, 2015)

Una sottile linea all’insegna dell’ambience acustica unisce le propaggini estreme di un Paese sconfinato, la Russia, recente culla di interessanti esperienze musicali. Mentre le infinite distese siberiane hanno suscitato le ricerche sonore di Foresteppe, in bilico tra tradizione e contemporaneità elettro-acustica, dall’enclave russa sul baltico Kaliningrad (l’antica Königsberg) proviene Āustras Laīwan, progetto artistico neoclassico-ambientale facente capo ad Alexey Popov (Sunset Wings, qui sotto l’alias Āulaukis) fortemente ispirato dal proprio contesto d’origine, tanto dal punto di vista paesaggistico quanto, in qualche misura, storico.

Nelle dodici tracce del disco di debutto “Birds In Shells” si combinano infatti sensazioni atmosferiche, alimentate dall’immaginario naturalistico evocato dal titolo e da occasionali frammenti sonori concreti, con una patina di oscurità non così distante dalle più rarefatte declinazioni neo-folk. Queste ultime si percepiscono nei pochi passaggi nei quali compare l’elemento vocale, spesso limitato a vocalizzi poco più che sospirati, nonché soprattutto nella ricercatezza delle soluzioni strumentali, nelle quali le timbriche austere di una sezione d’archi affiancano le doti di polistrumentista di Popov, che da solo incarna una piccola orchestra comprendente, tra l’altro, flauto, glockenspiel, salterio e il bandura tradizionale delle zone slave orientali.

Partendo da tali presupposti, l’ensemble crea una sequenza di contemplative miniature acustiche, nelle quali aperture cameristiche e risonanze ambientali scolorano nell’aura spettale di sospensioni armoniche e declamazioni ieratiche. Benché i due piani del lavoro si intersechino di continuo, fino a creare una coesa poetica di dolce malinconia bucolica, i passaggi più convincenti di “Birds In Shells” sono proprio quelli nei quali prendono il sopravvento ambientazioni acustiche vaporose (“Spallins, 2001”, “Hail The Dawn”, “Carpe Diem”) e un dimensione cameristica vagamente decadente (“De Avibus Et Conchis”, “Of Light Feathers Soil And Tears”).

In queste e altre sinfonie in miniatura si coglie la peculiarità del paradigma espressivo di Āustras Laīwan, corrispondente senz’altro a quella della prospettiva di approccio all’ambience acustica da parte dell’ensemble russo e, soprattutto, a una composita sensibilità in grado di compendiare atmosfera e ritualismo folk all’insegna di un comune denominatore cameristico.


https://soundcloud.com/austraslaiwan

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  1. Pingback: Āustras Laīwan – de avibus et conchīs (movement#2) | l'eta' della innocenza

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Questa voce è stata pubblicata il 16 aprile 2016 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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