music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

julianna_barwick_willJULIANNA BARWICK – Will
(Dead Oceans, 2016)*

Come l’indeterminatezza opalescente della sua voce, una perenne transizione caratterizza il recente percorso personale e artistico di Julianna Barwick.

I lunghi itinerari fisici dei suoi estesi tour tra America ed Europa coincidono del resto con quelli espressivi dell’artista newyorkese, che si presenta al terzo album ufficiale “Will” come tornando in prossimità del proprio punto di partenza.
Spogliate infatti dall’ambience sognante dell’ultimo “Nepenthe” (2013), in “Will” le sue eteree evoluzioni vocali tornano ad avvicinarsi alla mistica assolutezza degli esordi, seguendo tuttavia nel corso di nove brani e meno di quaranta minuti un percorso per certi versi speculare a quello condotto nei suoi dischi precedenti.

Benché infatti il lavoro tragga le mosse da un ritrovato “grado zero” costituito quasi esclusivamente da echi vocali (“St. Apolonia”), nei suoi brani non mancano texture sintetiche e correnti di elettricità statica in progressivo addensamento, via via combinate con rade note pianistiche e vibrazioni d’archi. Il processo di graduale costruzione di un’ambience fortemente evocativa, lineare eppure ricchissima di dettagli, passa nuovamente attraverso le modulate brume drone(-folk) di “Nebula” e “Wist”, scolora nella purezza atmosferica più rarefatta di “Big Hollow”, accedendo invece a una dimensione cameristica minimale nella diafana ballata al rallentatore sul pianoforte “Heading Home” e, in maniera ancor più decisamente cinematica, nei passaggi arricchiti dalla presenza del violoncello di Maarten Vos (“Beached” e “Same” in particolare).

In tale contesto, sorprende dunque solo fino a un certo punto che un lavoro inizialmente caratterizzato dalla sottrazione degli elementi strutturali e strumentali acquistati dalla Barwick nel corso degli anni, dopo averli ritrovati e sviluppati si concluda all’insegna di marcate pulsazioni sintetiche (“See, Know”). Affiora così in superficie un profilo inedito della personalità dell’artista newyorkese, che in “Will” ha dispensato una variegata altalena di sensazioni prodotte da magie vocali di purezza ultraterrena.

*disco della settimana dal 9 al 15 maggio 2016

(versione estesa del testo pubblicato su Rockerilla n. 429, maggio 2016)


http://www.juliannabarwick.com/

 

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Questa voce è stata pubblicata il 9 maggio 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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