music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

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LULLABIER – Lost In Translation
(ViVeriVive, 2016)

Nella penombra a lui più congeniale e in maniera del tutto eccentrica rispetto alla “scena” (?) indipendente nazionale, Andrea Vascellari coltiva ormai da qualche anno con Lullabier l’ambizioso obiettivo di realizzare una credibile proposta slow-core cantata in italiano. Ne ha dato prova nel suo ciclo di album (il più recente “Osservazione rilassamento e assenza di giudizio” risale al 2014), che anche grazie ai suoi contatti, da puro estimatore del genere, con alcuni dei suoi principali interpreti internazionali, ha avuto modo di essere conosciuto e apprezzato all’estero sicuramente più di quanto non lo sia stato in patria.

Da tutto ciò nasce l’idea, in qualche misura uguale e contraria, sottostante a “Lost In Translation”, raccolta di brani già dello stesso Vascellari, affidati all’interpretazione e, appunto, alla letterale traduzione, da parte di nove artisti stranieri. È stato un po’ come restituire alla sua originaria dimensione comunicativa un linguaggio musicale invece non senza fatica piegato alla lingua italiana.

E anche se non tutte le versioni sono perfettamente fedeli (pare che qualcuno dei partecipanti si sia limitato a usare una traduzione automatica!), il delicato intimismo dei brani di Lullabier rivive in una varietà di forme diverse grazie a una schiera di artisti di grande valore, che spazia da Tara Vanflower dei Lycia a Jason Gough dei Coastal, passando per Nathan Amundson, Chris Hooson, Matt Christensen e altri ancora. Ciascuno aggiunge la propria sensibilità a brani che vivono di vita nuova, pur continuando a brillare del tocco lieve dell’artista italiano; così, ciascuna canzone potrebbe ben essere scambiata per un originale dei vari Lorna, Dakota Suite, Rivulets, etc., dalla dimessa introspezione di Hooson all’aggraziata fluidità pop di Mark Rolfe, dalle fragili linee acustiche di Hooson ai torpori crepuscolari di Matt Christensen.

Benché l’operazione sottostante a “Lost In Translation” fosse, in fondo, non meno difficile di quella condotta da Vascellari nella sua lingua natale, la riuscita è sorprendentemente piacevole, un regalo (nel formato digitale) da parte di un appassionato del genere ad altri appassionati che sapranno senz’altro apprezzarlo.

http://www.lullabier.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 24 maggio 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , .
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