music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ojerum_vaevØJERUM – Væv
(Eilean, 2016)*

Dalle cassette casalinghe a una pur limitata (e splendidamente curata) edizione su cd, per Paw Grabowski il passo corrispondente a “Væv” è tanto breve quanto significativo. L’inclusione della sua ultima creazione sotto l’alias øjeRum nell’itinerario d’ascolto della francese Eilean costituisce al tempo stesso una piccola consacrazione e l’apertura della granulosa ambience, nella quale l’artista danese dispensa il proprio picking acustico, a una dimensione più marcatamente descrittiva e spaziale.

I cardini espressivi di Grabowski permangono sostanzialmente inalterati nelle undici tracce del lavoro, tutte ancora allegate a un immaginario notturno e riflessivo, pennellato dal compassato stillare di note ed esili accordi e scandito da sospensioni riempite da un irregolare pulviscolo in bassa fedeltà, che ne amplificano i tratti di suggestione riflessiva. In “Væv” ricorre infatti il profilo più segnatamente ambientale dell’artista danese, che nell’occasione rinuncia anche agli scheletri di canzoni sottovoce del recente “Sne”, lasciando alla sola componente strumentale (con l’eccezione del breve spoken word di Ljiljana Babić su “Ljilja”) il compito di dare corpo alle sensazioni tradotte nei suoi brani.

La chitarra rimane, ovviamente, lo strumento principe, quello che ad esempio conferisce sfumature di contemplazione bucolica a “Glasfugl”, accenti moderatamente ritualistici alla complessa title track e timbriche cullanti a “Giv Os Mørket Tilbage”. Accanto ad essa, saldandosi con le sue note, gravita tuttavia un microcosmo di detriti sonori e miniature elettro-acustiche, che donano profondità e varietà di impressioni a umbratili narcolessie di corde pizzicate (“Blodet På Horisontens Læber”, “Tåge”) o rivestono di dinamiche screziate incastri vagamente dissonanti (“Hud”, “Mine Hænder I Intet”).

Tutto ciò contribuisce a definire il nuovo dispaccio dall’isolamento creativo di Paw Grabowski, che in “Væv” ha condensato gli aspetti più descrittivi e ascetici del suo fragile universo parallelo, fatto di corde acustiche e registrazioni casalinghe ma dotato di valenza umana universale e orizzonti sconfinati come quelli dell’immaginazione.

*disco della settimana dall’8 al 14 agosto 2016


http://www.oejerum.dk/

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Questa voce è stata pubblicata il 8 agosto 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , , .
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