music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

andrea_schroeder_voidANDREA SCHROEDER – Void
(Glitterhouse, 2016)*

Non cambia il modo di presentare i propri lavori da parte di Andrea Schroeder, che anche sulla copertina del suo terzo disco “Void” continua a farsi raffigurare in primi piani schivi e dotati di tinte seppiate. A differenza del precedente “Where The Wild Oceans End” (2014), che l’aveva meritatamente imposta tra le giovani interpreti più profonde ed evocative in circolazione, nella copertina del nuovo disco compare il colore, mentre lo sguardo dell’artista tedesca lascia trasparire una certa consapevolezza del proprio fascino, non a caso speculare a quella di doti espressive ulteriormente maturate nel corso degli ultimi due anni ed ora esaltate da una produzione che ha visto impegnati, tra gli altri, Ulf Ivarsson e Victor Van Vugt (Nick Cave, P.J. Harvey).

Già da tali premesse si intuisce come negli undici brani di “Void” l’artista tedesca abbia inteso porre l’accento sugli aspetti più oscuri e inquieti della propria personalità, traducendo il suadente folk-noir del lavoro precedente in qualcosa di molto più corposo e vibrante. Benché anche in passato le canzoni della Schroeder non mancassero di torsioni elettriche e atmosfere dai contorni gotici, il vuoto suggerito dal titolo del disco è adesso quanto mai denso di frequenze gravi, popolato da spasmi elettrici e ritmiche marcate, che ne combinano il naturale lirismo interpretativo con vortici sonori ed emozionali, adesso più vicini a quelli dei Bad Seeds che non, come in passato, a quelli dei Tindersticks.

A completarli, dotandoli di tratti suadenti e abbagliante carica espressiva, sono ovviamente le interpretazioni dell’artista tedesca, che lancia schegge di cristallo oscuro tra le chitarre incandescenti della title track e di “Kingdom” e indossa credibili abiti da musa dark nelle intriganti “My Skin Is Like Fire” e “Drive Me Home”. In questi passaggi riaffiora in maniera più decisa l’elegante lirismo della Schroeder, che non manca di manifestarsi anche in ballate pianistiche dal decadente fascino mitteleuropeo, quali le splendide “Little Girl”, “Was Poe Afraid” e “Don’t Wake Me”.

Ombre impenetrabili e riflessi abbaglianti, energia e grazia tutta femminile fanno di “Void” un lavoro estremamente vivo e coinvolgente, la tenebrosa consacrazione di una voce davvero fuori dal comune.

*disco della settimana dal 22 al 28 agosto 2016

http://www.andreaschroeder.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 22 agosto 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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