music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

DAVID HURN – Private Ruins (Vol 1)
(Self Released, 2017)

Più volte anticipato e in seguito rinviato, tra attività collaterali alla musica e brevi apparizioni in veste sperimentale, trova finalmente la via della (auto)produzione il nuovo album di canzoni di David Hurn. Eppure il proverbiale “cassetto” dell’artista inglese già da molto tempo risultava essere pieno di idee e brani che potessero riprendere un discorso interrotto quasi dieci anni fa, dai tempi di “The Beautiful Trustful Future” (2008). La poetica romantica e l’eleganza decadente di quel lavoro, che sembravano infatti essere state abbandonate nelle variegate esplorazioni elettro-acustiche condotte nel frattempo (da ultimo in “Museum Of You”, 2014) , tornano invece a manifestarsi, decantate dal tempo e filtrate dalla maturità, sotto forma di “Private Ruins (Vol 1)”, raccolta che palesa fin dal titolo la dimensione creativa squisitamente personale in essa convogliata da Hurn.

Le undici canzoni che formano il lavoro si succedono infatti come pagine di un diario, sul quale sono impresse immagini e sensazioni dispensate dal lirismo narrativo dell’artista inglese e dalle sue interpretazioni, sempre estremamente misurate e soffuse. Poche impennate vibranti (ad esempio quella del finale di “Won’t Make Me Lie”) scuotono il fluido corso del lavoro, il cui intimismo si discosta tuttavia dall’abituale essenzialità cantautorale, ammantandosi invece di vellutate soluzioni d’arrangiamento. Che si tratti del soffice crooning di “The Party”, dello scorrevole calore acustico di “If Heaven” e “Postcards”, delle aperture orchestrali di “If Heaven” o delle ambientazioni vaporose di “The Part You Keep”, Hurn dà sempre l’impressione di una grande consapevolezza nella scelta delle cornici di brani dotati di un fascino d’altri tempi.

È proprio la naturalezza della classe che trasuda da tutte le sue canzoni, associata a un apparente distacco che accomuna per certi versi Hurn ad altri intermittenti poeti del sentimento quali Roger Quigley, a rendere “Private Ruins (Vol 1)” un autentico saggio di raffinato pop d’autore, accompagnato dalla speranza che l’attesa per un secondo volume possa essere decisamente più contenuta.

http://www.davidhurn.co.uk/

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Questa voce è stata pubblicata il 7 giugno 2017 da in recensioni 2017 con tag , , , , , , .
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