music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

A THOUSAND HOURS – Sleep
(Vesper, 2017)

A brevissima distanza da un esordio (“Endless Grey“) che aveva impressionato per le sue incantate dolcezze atmosferiche, ma non solo, il quartetto degli A Thousand Hours accentua nell’immediato seguito i caratteri più propriamente wave di un registro che già evidenziava omaggi allo shoegaze e alle carezze sognanti dei Cocteau Twins. A confermare simili ascendenze vi è in maniera esplicita la rilettura di un brano della band guidata dall’impareggiabile voce di Liz Fraser (“Crushed”), collocata in conclusione del nuovo “Sleep”.

Questa volta il titolo dell’album, seppure coerente con l’estetica eighies alla quale la band dell’Alaska si richiama, non rispecchia appieno il contenuto delle sue nove tracce che, abbandonate quasi completamente le pregevoli narcolessie in odor di slow-core del predecessore, inclinano con decisione verso opalescenti combinazioni di chitarre e tastiere liquide, scandite da ritmiche dai tenebrosi riflessi post-punk.

Tracce di una coralità appena rallentata come quella dei Low permangono sottotraccia in “Bleach” e “Its Rumoured”, mentre il risonante intimismo della voce di Red Collier torna a manifestarsi nella sola “The Understudy”. Il fulcro dell’album risiede piuttosto nelle coltri di riverberi violetti delle varie “Christina”, “The Stillness In The Moment” e “Sleep Of Angels”, che oscillano tra vaporose cascate di feedback e austere cadenze wave, coronate in prevalenza dall’evocativa estensione delle interpretazioni della brava Demi Haynes.

Pur meno immediato e personale di “Endless Grey”, “Sleep” risulta così orientato con decisione alla ormai diffusa riscoperta di sonorità sognanti e vagamente oscure, che danno luogo a una miscela resa accattivante dalle leggerezza impalpabile di linee melodiche perennemente sospese tra sogno e malinconia, tra luce e tenebra, sospinte dai venti tesi dell’Alaska fino a cuori intrisi di una nostalgia endemica, per suoni e sensazioni universali, non semplicemente ascrivibili a un’estetica di trent’anni fa e da qualche tempo tornata in auge.

https://www.facebook.com/axthousandxhoursx/

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Questa voce è stata pubblicata il 23 luglio 2017 da in recensioni 2017 con tag , , , , , , , , .
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