music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

GIULIO FAGIOLINI – Dietro a un vetro
(Home Normal, 2017)*

Un musicista italiano al debutto; un disco di solo piano, in apparenza come tanti in circolazione; un’etichetta dall’ampio catalogo e dalla meritata considerazione internazionale; scarne informazioni sull’autore, toscano, mai nemmeno lontanamente sfiorato da martellanti agenzie di promozione nazionale, e non solo.

Se i due ultimi dati elencati potevano, per puro spirito di contraddizione, suscitare ulteriore curiosità intorno all’opera prima di Giulio Fagiolini, i due restanti avrebbero ben potuto far finire “Dietro a un vetro” tra l’enorme mole di produzioni analoghe, più o meno calligrafiche, più o meno standardizzate.

Sono invece già le prime note dell’iniziale “Libero nell’aria” a rivelare lo spessore dell’artista livornese e le sue non comuni capacità di esprimere qualcosa che va ben al di là della pratica del suo strumento, nonché del ricorrente minimalismo che vi è associato. Saranno le timbriche del suo pianoforte, gli spazi istintivamente dosati tra le note, le melodie fluidamente riflessive, ma in meno di mezz’ora Giulio Fagiolini riesce a offrire un saggio di grazia e misura esecutiva, supportato da un approccio compositivo improntato a un’emozionalità semplice ma mai banale.

Immergersi nell’ascolto di “Dietro a un vetro” può essere un’esperienza di pacificazione sorprendente, ma anche di palpitante intensità: come il titolo del lavoro ben esemplifica, non ci sono artifici né filtri nella limpidezza espressiva di Fagiolini, ma soltanto la disarmante schiettezza veicolata da una sequenza di linee armoniche la cui forza risiede appunto nella loro stessa semplicità. È la stessa dote, di gran lunga trascendente il solo dato tecnico, che ha reso straordinari album come “An Accidental Memory In The Case Of Death” di Eluvium o – per restare in Italia e sulla stessa etichetta – “At Home – Piano Book (Volume One)” di Stefano Guzzetti; la dote di un artista che si siede di fronte al proprio strumento, liberando sui suoi tasti sensazioni catturate al volo, fedelmente restituite in forma di composizioni.

Che si tratti delle limpide progressioni notturne della title track o dei passaggi più riflessivi di “Vivere allo stato liquido” o “L’attesa”, “Dietro a un vetro” rivela classe e sensibilità di un artista che, all’esordio, ben poco si cura di sovrastrutture concettuali o canoni accademici, privilegiando invece il puro istinto, il vissuto e le predilezioni personali, le stesse che in conclusione dell’album lo inducono a omaggiare Moltheni con una compunta rilettura della sua “Suprema”. Sinceri applausi.

*disco della settimana dal 24 al 30 luglio 2017

http://www.giuliofagiolinimusic.com/

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