music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

MONK PARKER – Crown Of Sparrows
(Grand Jury Music, 2017)

Torna a manifestarsi dal suo isolamento “monastico” Mangham “Monk” Parker, due anni dopo lo splendido “How The Spark Loves The Tinder”, che aveva segnato la ripartenza creativa dell’artista texano, dopo le esperienze Parker & Lily e alla guida di The Low Lows. Benché la dimensione creativa di Parker sia ormai individuale e solitaria, quella realizzativa è invece frutto di una profonda condivisione, come si evince facilmente leggendo il nutrito elenco di musicisti che hanno partecipato ai sei brani di “Crown Of Sparrows”, tra i quali compare anche la compagna d’un tempo Lily Wolf.

Il lavoro è estremamente agile, nella concisione dei suoi poco più di trenta minuti, ma altrettanto articolato dal punto di vista delle strutture e degli arrangiamenti di brani ancora una volta oltre i cinque minuti di durata media, distanza necessaria per consentire al profondo lirismo di Parker di dispiegare la propria poetica con l’accompagnamento di ricche parti corali e di una vera e propria orchestra nella quale si avvicendano pianoforte, steel guitar, fiati, archi, percussioni e organi. La combinazione di tali elementi alimenta atmosfere da crooner elegantemente retrò, oscillanti tra languori vellutati e una sottile tensione, veicolata anche dal lento incedere di armonizzazioni i cui crescendo graduali nei brani più romantici (“Gaudy Frame”, “Prom”) culminano in maestose aperture orchestrali.

Si tratta appunto del coronamento della nuova transizione alla condivisione di Parker, che pure non rinuncia a solitarie ruminazioni in penombra (la prima metà dei sette minuti e mezzo di “Oh Cousin”), che trovano corrispettivo in un paio di ballate dai contorni folk-rock più decisi (la title track e “Night Market”). Comune denominatore di tutti i sei brani resta comunque la personalità di Mangham Parker, la cui intensità polverosa sono esaltate come non mai dall’ampiezza delle orchestrazioni di “Crown Of Sparrows”, disco di una classe e di una matura consapevolezza che sarebbero potute essere nelle corde di un Micah P. Hinson, ma che l’appannato autore di Memphis non ha (più) la lucidità di mettere a fuoco.

http://www.monkparker.com/

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