music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

SYLVAIN CHAUVEAU – Post-Everything
(Brocoli, 2017)

In ormai quasi vent’anni di attività, Sylvain Chauveau è sempre stato “post-tutto”, perfetto archetipo del compositore contemporaneo che non disdegna incursioni in forme espressive tra loro molto diverse, senza tuttavia mai disdegnare di bilanciare la ricerca sonora con strutture, più o meno, di canzone.

Può dunque suonare in buona misura autoironico, ripensando al suo debutto “Le Livre Noir Du Capitalisme” (2000) e all’esperienza di Arca, che il suo lavoro più recente rechi il titolo di “Post-Everything” e sia dallo stesso artista francese presentato come la chiusura di un’ideale trilogia, altresì formata da “Singular Forms (Sometimes Repeated)” (2010) e da “Kogetsudai” (2013). I tre lavori presentano senz’altro il tratto comune, peraltro ricorrente nella discografia di Chauveau, della decostruzione e riduzione a un grado prossimo allo zero della semantica pop, tuttavia “Post-Everything” appare senz’altro quello maggiormente coerente con quell’idea, tanto per la densità della presenza di canzoni quanto per l’indole decisamente… “post-” che ha presieduto alla trasfigurazione delle loro sembianze.

Balza infatti subito all’occhio come il lavoro sia costituito da un lungo brano iniziale di oltre dodici minuti, che da solo ne costituisce oltre un terzo della durata, e da nove episodi più brevi scheletri di canzoni. Sono appunto i due estremi tra i quali si muove Chauveau per rideclinare il concetto di canzone, quello espanso a ipnotica litania insieme a Chantal Acda dell’apertura “Find What You Love and Let It Kill You” e quello ridotto all’osso della restante parte del disco. Non di soli estremi temporali vive comunque “Post-Everything”, i cui contenuti strumentali oscillano a loro volta tra gentili tocchi acustici e stratificazioni sintetiche le cui frequenze incarnano una sorta di condensazione shoegaze ovvero evanescenti carezze ambientale.

Così, mentre il minuto di arpeggi acustici e voce di “The Unstoppable Sex Machine” e di “Afterwards” e i due della narcolettica “A Morning Rain” riassumono in tutto e per tutto canzoni compiute, le correnti di elettricità statica di “Unilateral Disarmament” (ancora con Chantal Acda) ne offrono una versione allucinata e “post-umana”. Analoga operazione è compiuta con le due sorprendenti cover di Lykke Li, “I Follow Rivers” e “No Rest For The Wicked”, entrambe interpretate in duetto con Myriam Pruvot (Monte Isola), vero e proprio suggello di un’operazione artistica non meramente intellettuale, che invece permette a Sylvain Chauveau di dimostrare ancora una volta come sia senz’altro possibile la convivenza tra ricerca sonora, minimalismo elettro-acustico e canzoni dai contenuti melodici.

https://www.sylvainchauveau.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 31 agosto 2017 da in recensioni 2017 con tag , , , , , , , , .
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