music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

LEAN YEAR – Lean Year
(Western Vinyl, 2017)*

A uno sguardo superficiale, la lettura della nuova denominazione Lean Year e delle note di presentazione come progetto artistico gravitante intorno alle canzoni di Emilie Rex potrebbe lasciar sfuggire l’informazione più rilevante che ne caratterizza il debutto, almeno nell’ottica dei cultori di quella temperie artistica che alla fine degli anni Novanta aveva trovato in Richmond, Virginia, il fulcro di un modo di interpretare la musica alternativa ricercato e soprattutto estremamente compassato.

Benché la voce serica della Rex e il suo approccio “accademico” al songwriting sia elemento decisivo del lavoro che la vede protagonista, non può passare inosservato che a comporre con lei il duo Lean Year vi sia quel Rick Alverson già mente dell’obliqua orchestrina folk dei Drunk e poi cerimoniere di lentezze ambient-core nei sublimi Spokane. Le tracce musicali di Alverson si erano perse dieci anni fa, insieme a quelle dei Gregor Samsa, al cui splendido “Rest” aveva fattivamente collaborato, prima di dedicarsi interamente e con successo all’attività di regista cinematografico. Lean Year rappresenta dunque per Alverson il ritorno alla creazione musicale e per Emilie Rex la tardiva scoperta di una nuova vocazione creativa, una combinazione di opposti del tutto coerente con le storie personali dei due, adesso unite dal punto di vista umano e artistico.

Se anche non si fossero lette le note di copertina, il tocco chitarristico riverberato dell’iniziale “Come And See” avrebbe potuto già rimandare a ricordi di un calore rallentato, alle cui suggestioni riflessive il diafano incanto della voce di Emilie Rex, solo in apparenza distante, funge da complemento e guida palpitante. Non si pensi tuttavia che Lean Year rappresenti una mera trasposizione, in tempi e con protagonisti diversi, di quanto realizzato in passato da Alverson; se infatti è vero che tratto comune dei dieci brani del lavoro siano cadenze rallentate e impalpabili, le loro forme mutevoli aggiornano le soffici narcolessie che ne hanno sempre costituito la cifra stilistica a una ovattata dimensione cameristica, nella quale arrangiamenti di archi e clarinetto sfumano in iterative coltri organiche e occasionali addensamenti di risonanze elettriche.

Che si tratti dei dolenti crescendo di tensione statica di “Earner” e di “Waterloo Suns”, della sospesa ballata “Watch Me”, del trip-hop virato ambient-core di “Sonja Henie” alla suadente inquietudine – quasi in odor di Blonde Redhead al rallentatore – di “The Louder Voice”, Rex e Alverson riescono con classe straordinaria a creare piccoli mondi sonori ed emotivi, sofficemente accoglienti nella loro paziente composizione di contrasti.
I tempi di accordi chitarristici lentamente stillati, gli arrangiamenti chiaroscurali e i placidi battiti vitali che li scandiscono, adesso uniti al raccoglimento delle interpretazioni di Emilie Rex, fanno di “Lean Year” una nuova perfetta sintesi tra sentimento e ragione, colorando di nuove sfumature un imprevisto e piacevolissimo ritorno a casa.

*disco della settimana dal 23 al 29 ottobre 2017

http://westernvinyl.com/artists/lean-year

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: