music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

SOAP&SKIN – From Gas To Solid / You Are My Friend
(PIAS, 2018)*

Era ancora una teenager Anja Franziska Plaschg quando strabiliò il mondo della musica indipendente (ma non solo) con la tormentosa creatività nel debutto “Lovetune For Vacuum” (2009). Quasi dieci anni dopo e a ben sei dal suo secondo disco “Narrow”, la musicista austriaca è una giovane donna la cui maturità è passata attraverso esperienze segnanti sul piano personale e artistico, che adesso trovano finalmente sintesi in un nuovo lavoro sulla lunga distanza, di fatto la sua prima pubblicazione dai nove taglienti minuti dell’Ep “Sugarbread” (2013).

Tra le ragioni di tale prolungato silenzio discografico (invece intervallato dalla realizzazione di musiche per teatro e produzioni cinematografiche) rientra senz’altro l’intercorsa maternità, ma anche una più generale riconsiderazione di un processo creativo che ormai non poteva più essere quello visceralmente istintivo degli esordi. Eppure, in filigrana ai brani di “From Gas To Solid / You Are My Friend” non manca di scorgersi l’inquietudine di fondo connaturata alla complessa personalità di Anja, che pure trova manifestazione in forme parzialmente diverse. Se già in passato (appunto in “Narrow”) era capitato di trovare Anja cimentarsi in raffinate ballate pianistiche, in particolare la prima metà del lavoro torna appunto a presentarla in maniera ricorrente di fronte ai tasti del pianoforte, la cui rotonda essenzialità di registri esalta ancora una volta le componenti drammatiche delle sue interpretazioni.

Tuttavia, la transizione materica palesata fin dal titolo di “From Gas To Solid / You Are My Friend” nelle sue pieghe si rivela meno evidente di quanto appaia in superficie. Del resto, letture superficiali non si addicono a un’artista profonda come Anja Plaschg. Allora, se è vero che il lavoro dischiude appena gli abissi espressivi degli esordi, sotto forma delle prominenti pulsazioni sintetiche di “Falling” e dell’incedere funereo della successiva “Palindrome”, va tuttavia rilevato come non tutto appaia interamente pacificato in universo creativo che adesso impiega soltanto tonalità più sfumate, ma non per questo meno vibranti. Certo, fino a poco tempo fa sarebbe stato pressoché impensabile in un disco di Soap&Skin un brano delicato e sognante (quasi “sigurrosiano”…) quale “Heal”, così come l’inusitata leggerezza pop di “Italy” e ancora di più una conclusione con una cover di “What A Wonderful World”, nemmeno particolarmente alterata in senso spettrale.

Una tensione latente continua infatti a covare, appena sopita, nella scrittura e nelle interpretazioni di Anja, da cogliere tra le righe di alcuni testi (“Creep”, “Surrounded”), nell’incedere marziale di “Athom” e ancora, nell’impietosa visione della contemporaneità dell’iniziale “This Day”. Risalendo appunto a ritroso la scaletta del disco, è come se le tensioni interiori della giovane Anja si fossero proiettate su una dimensione più vasta, smussandone gli spigoli più acuminati ma non per questo depotenziandone la vibrante intensità.

*disco della settimana dal 22 al 28 ottobre 2018

https://soapandskin.com/

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