music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

HAMMOCK – Universalis
(Hammock Music, 2018)*

La prolifica attività di Andrew Thompson e Marc Byrd li induce nuovamente a guardarsi indietro, alla ricerca di rideclinazioni al tempo e alla sensibilità presenti di percorsi tracciati nel primo segmento di una produzione che si dispiega ormai lungo quasi tre lustri. Allora, “Universalis” segue da un lato “Mysterium” (2017), quale secondo capitolo di una trilogia che dalle tenebre si rivolge alla luce, dall’altro si ricollega allo splendido “Raising Your Voice… Trying to Stop an Echo” (2006), nella stessa misura in cui il precedente presentava un esplicito riferimento a “Kenotic” (2005).

È, dunque, come se il duo di New Orleans volesse ripercorrere le proprie orme, aggiornandole alla maturità che sulle avvolgenti spire ambientali e sui languidi riverberi chitarristici delle origini ha innestato sognanti torsioni elettriche, oltre che elementi prima vocali e poi orchestrali. Da questi ultimi, che pervadevano di riflessiva solennità “Mysterium”, traggono le mosse le undici tracce di “Universalis”, relativamente più concise rispetto all’abituale prolissità recente di molti lavori degli Hammock.

Mentre non passano in secondo piano l’ampiezza degli arrangiamenti d’archi, anche in questo caso valorizzati dal missaggio di Francesco Donadello, e la coralità compositiva che alterna senza iati una strumentazione acustica, elettrica e sintetica, il lavoro si sviluppa attraverso rilucenti stratificazioni ambientali, che proiettano atmosfere serenamente decompresse. La consistenza vaporosa e il graduale incedere di tutti brani sono di volta in volta puntellati dalle limpide armonie pianistiche di Matt Kidd (Slow Meadow), ovvero amplificati da occasionali saturazioni e luminose progressioni di riverberi, persino scandite dall’affacciarsi di qualche ritmica.

Del resto, dopo la raccolta coesione orchestrale di “Mysterium”, “Universalis” guarda proprio alla dimensione verticale del suono e delle sensazioni da esso evocate, elaborate con consumata maestria da due musicisti, al cui percorso recente si può forse solo rimproverare di restare troppo uguali a stessi. Ma non è certo una colpa se, ogni volta, riescono a creare sognanti paesaggi sonori a mezz’aria, offrendo cibo finissimo all’immaginazione di chi ascolta.

*disco della settimana dal 10 al 16 dicembre 2018

http://www.hammockmusic.com/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: