music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

THE DRIFTWOOD MANOR – Dominican Black Abbey EP
(Rusted Rail, 2012)

Il polistrumentista irlandese Eddie Keenan si dimostra artista completo e quanto mai ambizioso, se non addirittura avventuroso; che la sua creatura The Driftwood Manor costituisse il nucleo di un collettivo aperto lo si era capito già dalle collaborazioni e dai risultati sonori del primo Ep “Holy Ghost” e dall’incantevole album dello scorso anno “The Same Figure (Leaving)“, nei quali le esplorazioni avant-folk del progetto venivano declinate secondo modalità diverse, che nel secondo caso comprendevano la partecipazione di David Colohan e un’accresciuta attenzione per il songwriting.

Ma che per la sua nuova pubblicazione sotto forma di mini-cd 3″ decidesse di avvalersi della collaborazione non solo della vocalist e compositrice Annemarie Deacy e, tra gli altri, del chitarrista doom metal Bryan Higgins (Rites) era decisamente imprevedibile. Come se non bastasse ad aggiungere un minimo di epos alle sei tracce comprese in “Dominican Black Abbey”, la loro genesi viene dallo stesso Keenan attribuita alla raccolta e interpretazione degli elementi più imperscrutabili dei suoi sogni.
Il risultato, però, appare sorprendentemente coerente con quanto dimostrato nei lavori precedenti, soltanto reso più oscuro e talora irrobustito da torsioni elettriche sensibili, anche se ben distanti dalle abitali frequentazioni di Higgins.

L’incedere acustico compassato della title track iniziale, la melodia limpida e il nostalgico fiddle che ne costituisce l’accompagnamento introducono subito in una temperie ben definita e coerente con il progressivo affinamento di una scrittura folk di tutta evidenza non paga di richiamare la tradizione, né soltanto compressa in nome di contorte derive sperimentali. I due aspetti convivono con stupefacente naturalezza nei brani di “Dominican Black Abbey”, tanto nelle iterazioni trasognate di “Trees Shaped By The Wind” e di “Like Parting With Ghosts”, quanto nelle moderate derive psych, esaltate da riverberi elettrici, che invadono il finale di “I Could Sense A Violent Death” e di “The Blackest Of Silks”.

Quando poi il visionario senso di mistero sotteso ai suoi brani si ritrae, si svela l’essenzialità del songwriting di Keenan, artista ben meno celebrato di quanto meriterebbe, eppure costante artefice di un progetto folk tra i più ricchi di spunti offerti dalla fiorente scena dell’arcipelago britannico e, in particolare, dall’etichetta Rusted Rail, al solito sinonimo di produzioni di qualità e confezioni artigianali.

http://www.facebook.com/pages/The-Driftwood-Manor/202148369804289

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