music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

intervista: CHANTAL ACDA

Chantal_AcdaDopo aver partecipato a numerosi diversi progetti artistici, Chantal Acda, olandese di nascita ma residente in Belgio da tanti anni, ha pubblicato il primo disco a proprio nome.
“Let Your Hands Be My Guide” è in assoluto tra i dischi più sentiti, eleganti ed emozionanti di quest’anno. Ecco come lei stessa racconta la genesi del lavoro e il suo approccio alla musica.

Per cominciare, le tue esperienze artistiche così diverse tra loro suscitano una grande curiosità di conoscere la tua formazione musicale.
Mmm non ho avuto alcuna formazione musicale. Mia madre è una cantante d’opera e insegna anche musica, ma non ho mai preso lezioni da lei. Comunque lei ha percepito qualcosa di speciale nella mia voce e mi ha sempre incoraggiato a trovare un mio proprio veicolo d’espressione.

In seguito, come ti sei avvicinata ai linguaggi espressivi della canzone folk e a quelli più eterei e sperimentali?
Non penso affatto alla musica come se fosse ripartita per generi; penso piuttosto di essere una cantautrice le cui canzoni possono indossare diversi abiti sonori. L’introduzione delle parti ambientali è semplicemente dovuta al fatto che mi è sempre piaciuto molto ascoltare quel tipo di musica. In generale ritengo estremamente interessante lavorare con musicisti che hanno un approccio diverso, per esempio i jazzisti.

In Sleepingdog tu e Adam Wiltzie siete riusciti a coniugare melodie e ricerca sonora: pensi che quella formula rappresenti una possibile via di rinnovamento per la rappresentazione delle canzoni?
Penso che tale fenomeno stia già avvenendo. Alcuni musicisti, come per esempio Sam Amidon, stanno già valicando i confini tra canzoni e sperimentazioni. Per me è qualcosa di davvero rigenerante, perché rompe gli schemi ai quali tutti siamo abituati.

Come sei entrata in contatto con Wiltzie?
Ci siamo trasferiti a Bruxelles durante la stessa settimana, ci siamo subito incontrati e abbiamo cenato insieme. È stato l’inizio di un’amicizia molto intensa che dura da tredici anni.

Dopo Sleepingdog, True Bypass e Isbells sei pervenuta a un album solista: cos’è mutato nel tuo approccio alla musica nella scrittura delle canzoni di “Let Your Hands Be My Guide”?
Ho avuto molti collaboratori ma tendo sempre a pormi dietro altri musicisti. È stato complicato all’inizio rapportarmi con gli altri partendo dal presupposto che la mia forza non fosse quella di musicista tecnica o di cantante. Ho dovuto trovare persone in grado di accogliere il mio modo di essere e lo rispettassero, quasi mettendo da parte le loro volontà di suonare a modo loro. Questo per me era un sogno ed è proprio ciò che è avvenuto, davvero la mia migliore esperienza artistica.

Al di là di coloro con cui hai collaborato c’è qualche artista al quale senti affine il tuo modo di fare musica?
Certamente Sam Amidon!

Visto che sei avvezza alle collaborazioni, con chi sogni di collaborare in futuro?
Adorerei lavorare con Joni Mitchell. Ma mi sembra fuori dalla mia portata….forse di più possibile direi Bill Frisell.

Sei olandese ma molti dei progetti artistici ai quali hai partecipato sono radicati in Belgio. sembra che in quel Paese ci sia grande vitalità di proposte: cosa pensi della scena musicale belga e di quella olandese?
Mi sono trasferita in Belgio tredici anni fa e adesso lo ritengo casa mia, mentre non sento una particolare appartenenza all’Olanda, anche se ci sono nata. La scena belga è entusiasmante e molto varia; quella olandese è meno articolata ma ci sono alcune ottime band anche lì.

Ti va di segnalare qualche nome interessante?
Kim Jansen e gli Astronaute!

Qual è la tua condizione ideale per comporre?
Quando nessuno mi può sentire o quando vedo della pessima televisione. Non so perché ma è così che funziona!

In generale, le tue canzoni nascono da un’ispirazione emotiva o piuttosto secondo un processo più “tecnico”?
Decisamente nel primo senso. Non ho un bagaglio tecnico sufficiente per poter partire da lì. Le mie canzoni nascono proprio dalla mia mancanza di consapevolezza; non penso affatto quando scrivo, sembra quasi sia sotto l’effetto di una droga. Il più delle volte quando ho finito di scrivere una canzone nemmeno so cosa sia successo.

Il titolo del tuo disco è molto suggestivo: quali sentimenti lo hanno ispirato? Cosa hai voluto esprimere attraverso i testi?
Le mani possono assumere diversi significati: ci toccano, incontrano le altre persone, lasciano le cose. Possono colpire e abbracciare. Tutto il disco ruota intorno agli abbracci e agli abbandoni, questo rappresenta il suo spirito complessivo. Quando ci si guarda dentro senza giudicarsi troppo, ci si può ritrovare in un posto più saldo e sereno.

Chantal_Acda_2Quale posto occupa la musica nella tua vita? È una semplice passione o pensi di poterla trasformare in un lavoro?
La musica è la mia casa. La mia unica casa. L’unico posto nel quale posso totalmente essere. Proprio per questo penso che non possa mai diventare un lavoro!

Come descriveresti il significato e la finalità – personale e artistica – della tua musica?
Poiché fare musica per me è qualcosa di spirituale, spero che quella che faccio possa essere tale anche per altri, comunicando agli ascoltatori una pace mentale in questo mondo folle e a volte ruvido. Ma ancora, quando scrivo devo portare a termine quello che faccio. Semplicemente succede. Non penso mai “dai, adesso scrivo qualche canzone”. Onestamente non penso di avere una finalità ben precisa, per me è solo un processo di crescita lungo e graduale.

L’incontro tra neoclassicismo e canzoni di “Let Your Hands Be My Guide” è per certi versi molto simile a quello elaborato al maschile da Peter Broderick, col quale non a caso ha condiviso il delizioso duetto di “Arms Up High”. Com’è stato lavorare con lui e con Nils Frahm?
Sono stati entrambi fantastici, al pari di Gyða (Valtisdóttir, ndr) e soprattutto Shahzad (Ismaily, ndr). Sono musicisti davvero straordinari. Peter è stato l’unico songwriter del gruppo accanto a me e per questo ho sentito una forte empatia con lui.

Cosa pensi della sempre più ampia diffusione di proposte musicali “modern classical”? Per quanto conti, ritieni la definizione calzante?
Mi piace. Fa stare calmi i miei bambini. Ma penso che persone come Nils Frahm la rendano per me più interessante perché non indulgono troppo al romanticismo ma percorrono strade diverse. Credo che il fatto che simili proposte si stiano diffondendo dimostri che il mondo voglia rallentare un po’. E per me è una buona cosa!

Cosa pensi della fruizione della musica attraverso la rete?
Mi piace molto il contatto diretto con i fan, essere in grado di sapere come stanno le persone che apprezzano la mia musica e le cose che ascoltano.

Sei interessata ad altre forme d’arte oltre alla musica? Hai delle predilezioni letterarie?
Amo soprattutto la poesia e la danza, in particolare apprezzo Anne Theresa de Keersmaeker.

Infine, dopo un disco così particolare e intenso, cosa possiamo aspettarci da te in futuro e cosa ti aspetti tu dalla musica?
Mi attendo e spero che la musica possa restare la mia casa. La mia tranquillità e lo specchio della mia anima. Profondità.
Cos’altro posso aspettarmi? Penso che solo il mio inconscio lo sappia e me lo tenga nascosto fino a quando riascolterò la musica che avrò scritto. Mmm, questo mi fa sentire un po’ strana…!

English version

(foto: Levi Lenaerts)

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Questa voce è stata pubblicata il 10 dicembre 2013 da in interviste con tag , , , , .
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