music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

adrian_crowley_james_yorkston_my_yoke_is_heavyADRIAN CROWLEY & JAMES YORKSTON – My Yoke Is Heavy
(Chemikal Underground, 2013)

Sulle due sponde del Canale di San Giorgio, Adrian Crowley e James Yorkston si sono costruiti negli anni dei profili cantautorali ben caratterizzati, in equilibrio tra le rispettive tradizioni folk irlandese e scozzese e delicate sensibilità contemporanee, intrise di profondo lirismo e di palpitante misuratezza espressiva.

Entrambi ormai provvisti di una solida base di appassionati delle diverse declinazioni del cantautorato folk, sono anche accomunati dall’interesse per la complessa figura di Daniel Johnston, omaggiato nelle otto cover raccolte in “My Yoke Is Heavy”, album condiviso lo spunto per la cui realizzazione risale a un incontro tra i due artisti, che hanno suonato insieme proprio nel corso di una serata dedicata a Johnston presso la Barbican Hall di Londra nel 2006. Il discorso intrapreso in quell’occasione viene adesso ripreso in un’edizione limitata di cinquecento copie su cd e vinile, frutto di un’elaborazione separata da parte di Crowley e Yorkston, tuttavia animati dalla volontà non solo di rileggere le canzoni di Johnston secondo le rispettive sensibilità ma anche di preservarne l’immediatezza e i contorni talora spigolosi attraverso un approccio lo-fi genuinamente casalingo.

Eppure, le cifre stilistiche di Crowley e Yorkston si manifestano in maniera distinta e riconoscibile nel breve volgere di un lavoro che di Johnston evidenzia anche gli originari tratti di romanticismo sbilenco (la morbida progressione pianistica e la vellutata interpretazione da parte di Crowley dell’iniziale “True Love Will Find You In The End”) oltre a quelli legati al disagio e alla malattia, in riferimento ai quali l’artista californiano è stato riscoperto. Questi ultimi affiorano nelle sole “Like A Monkey In A Zoo” e “Don’t Let The Sun Go Down On Your Grievances”, che mostrano Yorkston in trasandati abiti punk in bassa fedeltà, mentre la sua stessa impronta folk e il pathos romantico di Crowley operano da filtro della capacità dei due artisti di catturare lo spirito – ben più che la semplice forma – degli originali. Come quando malinconia e disillusione ammantano i due minuti della ballata pianistica “Held The Hand” o un delicato impressionismo acustico coglie i contenuti più personali e introspettivi di “The Sun Shines Down On Me”.

In questo senso, il folk semplice e arioso di Yorkston e Crowley si atteggia a linguaggio più rappresentativo del contenuto emotivo delle canzoni di Johnston, parimenti scarne ma rifinite e come improntate a uno spirito non alieno da speranza in ballate dimesse quali la deliziosa title track e la conclusiva “Some Things Last A Long Time”, ultima delle sentite cartoline idealmente inviate da due songwriter di gran classe a uno stimato artista, del quale un lavoro dal cuore semplice come questo può aiutare a cogliere sfumature non ancora compiutamente rivelate.

http://www.myspace.com/adriancrowley
http://www.jamesyorkston.co.uk/

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