music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

richard_skelton_form_themselves_into_streamsRICHARD SKELTON – Form Themselves Into Streams
(Corbel Stone Press / Æolian, 2014)

Vecchie registrazioni affiorano dall’archivio di Richard Skelton, risalenti agli anni 2007-2008, lo stesso periodo di “Marking Time” e corrispondente a un momento nel quale la sua ispirazione artistica, in seguito spostatasi ad ampio raggio sulla produzione di una preziosa oggettistica a metà tra musica, letteratura e arti visuali, si concentrava esclusivamente sulla creazione di paesaggi sonori di tenebrosa ambience da camera.

Le cinque tracce di “Form Themselves Into Streams”, quarta raccolta nella serie di archivi sonori dell’artista inglese, ne rispolverano lo spirito dell’epoca, amplificato con una serie di aggiunte e rimaneggiamenti effettuati alla fine dello scorso anno. Ne risulta un itinerario di poco più di mezz’ora tra le brume di una countryside inquieta, scossa da minuti fremiti e folate di archi obliqui, che si librano sinuosi in traiettorie mutanti. Se nelle iniziali “Carr” e “Burn” prevale un’astrazione ambientale appena ricamata da saltuarie stille pianistiche e modulazioni spettrali, il binomio oscuro “The Black Water”-“ The Black Dub” scoperchia abissi sotterranei popolati da gorghi angosciosi e saturazioni distorte. L’unico squarcio di (relativo) romanticismo si manifesta nelle ariose aperture di “Burning”, che rimandano alla proprio alla coinvolgente profondità prospettica dei primi album di Skelton, lo stesso “Marking Time” ma soprattutto “Landings”.

L’operazione di reviviscenza e riconsiderazione di vecchio materiale presenta senz’altro spunti di interesse per la comprensione del percorso di un artista enigmatico e ormai dedito a una sorta di eremitaggio creativo, dal quale è comunque auspicabile possano presto tornare a provenire dispacci di attualità comunicativa.

http://richardskelton.wordpress.com/

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