music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

pefkin_inner_circle_outer_circlePEFKIN – Inner Circle Outer Circle
(Morc, 2014)

Di quell’eccentrico sottobosco wyrd, che dispensava le proprie uscite a pioggia in cassette o cd-r a tiratura limitata, Gayle Brogan è stata esponente di tutto riguardo per tutto l’ultimo decennio, da quando in seguito all’interruzione dell’attività del duo Electroscope ha intrapreso il percorso solista di Pefkin.

Le cento copie in vinile dell’ultimo lavoro della poliedrica sperimentatrice scozzese pubblicate, per la prima volta in vinile, da Morc non sfuggono a tale coerenza estetica, eppure rivestono un significato simbolico di progressivo, parziale processo di affioramento diffusivo delle sue creazioni, nonché di comunanza con un’altra eterea protagonista del catalogo dell’etichetta belga, quella Annelies Monseré che insieme a Liz Harris costituisce tra i termini di comparazione più facilmente suscitati dalle quattro lunghe tracce comprese in “Inner Circle Outer Circle”.
Senz’altro affine alle artiste succitate può considerarsi l’eterea evocatività delle timbriche della Brogan, così come le atmosfere evanescenti e le lente cadenze secondo le quali sono stillate minimali iterazioni di note d’organo.

L’attitudine dell’artista scozzese è tuttavia personale e fortemente obliqua, tanto da manifestarsi in stranianti connubi di drone misteriosi e frammenti vocali filtrati, in particolare nelle due lunghe tracce centrali del lavoro, il patchwork ieratico di “The Place Thereof Knoweth It No More” e “Signs And Premonitions”, che pure si apre con arpeggi risuonanti dalla risuonante matrice folk. Le altre due tracce sviluppano i restanti punti cardinali del profilo espressivo della Brogan, con il gorgo organico acido e spettrale della conclusiva “Isn’t It Good To Be Lost In The Woods?” a fare da contrappasso alla nebbiosa magia folk dell’iniziale “Later I Walked Into The Woods”, questa sì facilmente assimilabile al drone-folk trascinato fuori dalle umide ombre dei boschi da Grouper.

Gayle Brogan non ha tuttavia di certo bisogno di alcun traino per affermare il proprio composito profilo artistico; in fondo, lei è sempre stata “oltre” – se non “prima” – e “Inner Circle Outer Circle” lo conferma, in maniera particolarmente limpida… ovvero oscura, caliginosa e visionaria.

http://soundcloud.com/pefkin

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Questa voce è stata pubblicata il 26 dicembre 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , , , .
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