music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

yadayn_pendelYADAYN – Pendel
(Eilean, 2015)*

Le corde della chitarra percorse dai movimenti di due mani e (quasi) nulla più; “due mani” è appunto il significato del termine arabo “yadayn”, impiegato come alias da parte di Gowaart Van Den Bossche, musicista belga alla seconda tappa del proprio percorso artistico, ufficialmente intrapreso lo scorso anno con l’album in edizione limitata (e download a offerta libera) “Vloed”, nel quale aveva raccolto alcune composizioni realizzate in un ampio arco temporale.

Proprio una vera e propria tappa può considerarsi il nuovo lavoro “Pendel”, sia in quanto segna una significativa evoluzione nel registro del chitarrista belga, sia poiché si colloca nell’ideale mappa sonora costruita punto per punto dalla discografia dell’etichetta francese Eilean. Se nella prospettiva di quest’ultima si tratta della prima proposta esulante dalla sperimentazione neoclassico-ambientale, sotto il primo profilo la stessa articolazione del lavoro in tredici tracce, la maggior parte realizzate per l’occasione e alcune ancora risalenti al periodo precedente il primo album, marca una differenza rispetto alle lunga durata delle sei composizioni di “Vloed”.

Ma v’è di più, poiché il già eterodosso approccio alle corde acustiche da parte dell’artista belga trova nei brani di “Pendel” uno stimolante ampliamento di orizzonti, pur nel solco di un minimalismo dai forti contenuti suggestivi. Il punto di partenza, nonché il nucleo di quasi tutte le vivide cartoline sonore di Van Den Bossche, è ovviamente rappresentato dalle vibrazioni prodotte sulla chitarra, attraverso una serie di variazioni che vanno dal fingerpicking a strimpellate oblique, disegnando filigrane armoniche calde e talora oblique, che ben giustificano le ascendenze arabe richiamate dalla denominazione Yadayn. Sentori speziati si percepiscono fin dalla breve intro “In”, amplificati dalle luminosa scorrevolezza delle trame di “Spiegel”, nella quale il suono della chitarra di Van Den Bossche assume quasi il timbro di una kora.

L’ambience da notturno desertico di molti brani non si manifesta soltanto attraverso iterazioni e sospensioni di note (“Barst”, “Rust”), ma trova complemento tanto sorprendente quanto coerente con l’impianto acustico di base, in una serie di piccole variazioni tematiche accostate al lavorio sulla chitarra: è il caso delle voci lontane e dei riverberi in crescendo di “Kerk” e “Veld”, dei minuti impulsi ritmici di “Deur”, delle oscillazioni d’organo associate alle corde pizzicate di “Bries” e ai loop di violoncello di “Wind”.
In “Pendel”, dunque, Gowaart Van Den Bossche non solo si discosta dal paradigma “western” del fingerpicking, lambendo paesaggi e culture diverse, ma introduce sul suo peculiare modo di suonare la chitarra tempi ed elementi tali da delineare un’ambience acustica risonante, meditativa ed estremamente accogliente.

*disco della settimana dal 10 al 16 agosto 2015

https://www.facebook.com/yadayn

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