music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

hammock_everything_and_nothingHAMMOCK – Everything And Nothing
(Hammock Music, 2016)*

Superata la nuova parentesi di narcolessia ambientale “The Sleepover Series, Volume 2” (2014), Andrew Thompson e Marc Byrd tornano a tracciare itinerari di contemplazione stellare, elevando la loro densa materia di effetti chitarristici a veicolo per sogni ad occhi aperti, che fungono nuovamente da base a scorci shoegaze diluiti in riverberi vaporosi.
Non si tratta di una propensione inedita per il duo di Nashville, che fin quasi dall’inizio della propria attività ormai ultradecennale si è cimentato, a intervalli irregolari, con un formato espressivo non rivolto alla sola creazione di atmosfera ma aperto alla scrittura di canzoni che ne amplificassero ulteriormente i caratteri morbidamente visionari.

È proprio quel che avviene nel nuovo “Everything And Nothing”, in maniera che torna a farsi cospicua rispetto all’unico episodio recante l’elemento vocale di “Oblivion Hymns” (2013), saldandosi così direttamente alla coinvolgente esperienza delle “Departure Songs” (2012). Quali che ne siano le ascendenze più o meno dirette, anche da un punto di vista concettuale “Everything And Nothing” appare un nuovo, rigenerante inizio, che travalica lo smarrimento del ricordo dell’immediato predecessore, come costruendovi sul vuoto risultante un rigenerante universo sonoro, nel quale immergersi per l’oltre un’ora e un quarto di un viaggio sospeso a mezz’aria tra il suolo al quale sono ancorati chitarre, cavi e amplificatori e un cielo infinito che assume i colori cangianti dell’aurora boreale.

Proprio simile stupore rapito di fronte alle meraviglie naturali suggerisce la musica degli Hammock, declinandola sotto forma di risonanze ambientali estatiche (ad esempio nell’iniziale “Turn Away And Return” e in “Marathon Boy”), ma anche di feedback lievemente più pronunciato (“Burning Down The Fascination”). In sei delle ben sedici tracce del lavoro si riaffaccia l’elemento vocale, apportato anche dalle angeliche interpretazioni di Christine Glass Byrd, sinuosa dispensatrice di vocalizzi eterei ma anche di aperture armoniche decise, come quelle che fungono da corrispettivo alle propulsioni ritmiche di “Dissonance”, il brano nel quale più marcata si fa l’eco degli Slowdive.

A quell’affascinante assenza di definizione dei contorni dei loro brani tendono infatti in maniera evidente in “Everything And Nothing” gli Hammock che, pur depotenziando le parti orchestrali a semplici arrangiamenti di violoncello (“I Will Become the Ground You Walk On”), non smarriscono affatto potenzialità di coinvolgimento romantico, anzi ulteriormente enfatizzato dalla combinazione della rilucente ambience di fondo, che ad esempio in “We Were So Young” si integra con una coralità ariosa e rarefatta.
Con cuore e lucidità, gli Hammock hanno così dispensato una nuova sequenza di visioni di orizzonti infiniti, luminose e coinvolgenti come possono essere soltanto quelle tratte da un viaggio sulle ali dell’immaginazione.

*disco della settimana dal 4 al 10 aprile 2016

http://hammockmusic.com/

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